"Valli Etrusche", basso l'indice dei contagi. «Merito della rapidità degli isolamenti»

Il dottor Barbieri: «Individuare subito i focolai è decisivo». Val di Cornia area con l’incidenza più contenuta in Toscana

PIOMBINO. La zona delle Valli Etrusche, costituita dall’unione delle due precedenti zone Val di Cornia e Bassa Val di Cecina, è attualmente definita dall’Ars (l’Agenzia regionale sanità) la zona con il più basso indice di contagio da Covid in Toscana, insieme all’Elba e alla zona Amiatina-Senese, e considerata nelle tabelle dell’Ars a rischio zero, cioè con un’incidenza sotto i 200 casi ogni 100mila abitanti e variazione dei casi sotto il 50%.

E all’interno di Valli etrusche è la Val di Cornia a incidere in particolare nel risultato, con circa la metà dei contagi rispetto alla Bassa Val di Cecina.


Secondo i dati estratti dal Sispc (il Sistema informativo della prevenzione collettiva toscano) e da quelli del laboratorio di Livorno, dove vengono processati i tamponi effettuati, in questa fase il tasso di incidenza per periodo è pari a 682 casi per 100.000 abitanti nella Val di Cornia e a 1333 casi per 100.000 abitanti nella Bassa Val di Cecina. Praticamente l’opposto di quanto avveniva nella prima fase del contagio lo scorso inverno.

Nella sua ultima relazione il dottor Alessandro Barbieri, direttore dell’unità operativa di igiene delle Valli Etrusche, ha infatti preso in esame due fasi: la prima, che va dall’inizio dei primi casi e quindi da febbraio a maggio, e la seconda, ancora in corso, che parte da giugno con la presenza di zero casi su tutto il territorio e arriva a oggi.

«Nel primo periodo quindi – spiega Barbieri – la Val di Cornia presentava un tasso di 109 casi ogni 100.000 abitanti, mentre la Bassa Val di Cecina un tasso più basso, 60 casi ogni 100.000 abitanti. Il numero totale di casi per ogni comune delle Valli Etrusche e il numero totale di casi presente a Piombino (50) era superiore alla somma dei due poli più grandi della Bassa Val di Cecina, Cecina (24) e Rosignano (15). Nel secondo periodo – prosegue – la situazione si è invertita con una presenza di infezioni più elevata nella Bassa Val di Cecina: ora il numero totale dei casi di Piombino (244) in questo periodo è inferiore sia a Cecina (386) che a Rosignano (411), a differenza di quanto accadeva tra febbraio e maggio».

Nella sua relazione con dati e tabelle Barbieri sostiene quindi «l’assenza quasi completa di positività a Cecina e Rosignano fino ad agosto e la presenza a Piombino in varie fasce di età, una percentuale attuale di positività nelle fasce più alte di età, da 40 a 70 anni e oltre, più elevata a Cecina e Rosignano, 25% circa, contro 15% di Piombino, unito al dato del 8% e 10% a Cecina e Rosignano nelle classi di età da 60 in su, rispetto al dato di Piombino del 3% circa». Numeri che dimostrano «una più elevata circolazione virale nelle persone a contatto con elementi fragili e passaggio dell’infezione in classi di età da salvaguardare».

Ma qual è la ragione di fondo che sta rendendo la Val di Cornia e più in generale le Valli etrusche meno aggredite dal virus rispetto anche a località limitrofe? «Beh, intanto il gruppo sta lavorando molto bene sia a Piombino che a Cecina – dice il direttore dell’unità operativa di igiene delle Valli Etrusche – con una buonissima capacità d’inchiesta. Poi è decisiva la presa in carico in maniera più che tempestiva dei vari casi con isolamento e test del contatti».

«L’analisi dell’andamento dei casi – conclude Barbieri – rivela infatti che dove è avvenuta una precoce individuazione di cluster sul territorio, ad esempio a Piombino e a Suvereto – rispettivamente 10 casi alla trentanovesima settimana e tre casi alla quarantesima – questo abbia contribuito alla precoce messa in sicurezza della comunità con una dinamica infettiva più bassa nelle settimane successive».