“Mayday”, l’aeroporto chiede aiuto: «L’Elba rischia di restare senza scalo»

Il Covid ha azzerato le attività, ancora troppe incertezze sul progetto di ampliamento della pista. L’appello di Boccardo: «Rischiamo di perdere un treno, dai sindaci non arrivano i segnali sperati»

CAMPO NELL’ELBA. Mayday. In radiofonia è il termine utilizzato dai piloti per indicare un’immediata necessità di aiuto. Ecco, questa volta il messaggio non arriva da un aereo in particolare, ma dall’aeroporto dell’Elba. E la torre di controllo, in questo caso, sono i sindaci e le istituzioni dell’isola. Senza un aiuto concreto - e soprattutto rapido - è in discussione la stessa sopravvivenza dello scalo elbano, le cui attività sono ridotte al lumicino a causa del Covid e il cui futuro è legato a doppio filo a un progetto di ampliamento che, per restare al gergo aeronautico, non ne vuole sapere di decollare. «Il rischio è di vedere l’Elba sempre più scollegata dal resto dell’Europa – fa presenta Claudio Boccardo, amministratore unico di AlaToscana – il turismo sta uscendo da logiche regionali e sta diventando sempre più internazionale, il mondo sta cambiando. In questo contesto l’Elba rischia di perdere il suo aeroporto, sarebbe un danno molto grave».

Attività ridotte


Il quadro nel quale AlaToscana si sta muovendo, ormai da mesi, è inevitabilmente cupo. Dallo scorso marzo fino a giugno le attività dell’aeroporto si sono praticamente azzerate, per poi ripartire timidamente nei mesi estivi. La seconda ondata del Covid ha assestato un secondo duro colpo all’operatività dello scalo elbano, in linea con quanto accade fuori dall’isola. «Dallo Stato abbiamo ricevuto poco di quanto promesso, è arrivata solo la cassa integrazione straordinaria che abbiamo utilizzato a rotazione tra gli addetti all’aeroporto il cui monte ore, in questi mesi, si è ridotto notevolmente. Continua il servizio di continuità territoriale con i voli su Pisa e Firenze, ma le restrizioni imposte per il Covid e la riduzione del traffico tra gli scali toscani e le destinazioni estere come Austria, Germania e Svizzera, ha inevitabilmente prodotto delle conseguenze. I risultati della continuità territoriale non sono paragonabili con quelli degli scorsi anni».

Futuro incerto

Se il presente è accidentato, il futuro è nella nebbia. Non un granché, visto che si parla di aerei. Lo scorso febbraio, nella sala della Provincia di Livorno in viale Manzoni, Boccardo presentò lo studio di fattibilità per l’ampliamento dello scalo e l’allungamento della pista, in grado così di accogliere aerei da 70 posti. Presenti, oltre all’ex assessore ai trasporti Vincenzo Ceccarelli, i sindaci dell’isola d’Elba. Dall’assemblea, tenuta a pochi giorni del primo lockdown, i sindaci si impegnarono, tramite la Gat, a promuovere un ulteriore studio sull’impatto ambientale ed economico del progetto, nel merito del quale si dichiararono tutti a favore. Oltre al progetto di ampliamento, si parlò della necessità di un impegno comune per garantire allo scalo le condizioni per restare in piedi nel periodo - almeno cinque anni - che servirà per portare a compimento l’opera. Insomma, dall’incontro si uscì con tante buone intenzioni. «Ma di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno», scherza l’amministratore unico Boccardo che poi, seriamente, spiega cosa è accaduto in questi mesi. «Vi sono state riunioni, contatti, visite alla Gestione associata del turismo, nel corso delle quali ho apprezzato la volontà e l’impegno del nuovo sindaco Montagna e del coordinatore Censi – spiega Boccardo – ma da parte dei sindaci non sono arrivati i segnali convinti di cui abbiamo bisogno. Così il 1° dicembre andremo in Regione per incontrare la nuova giunta, probabilmente senza un sostegno unitario del territorio elban ».

Quella di Boccardo non vuole essere una critica distruttiva, quanto un appello accorato a cambiare passo. «L’impressione – dice l’amministratore – è che alcuni sindaci abbiano capito l’urgenza della posta in palio, altri forse lo hanno capito meno o magari hanno altri vincoli. Quel che è doveroso, secondo me, è che se c’è qualcuno che non è convinto del progetto, a questo punto, lo dica con franchezza, perché questo stallo non è più sostenibile e vanno prese delle decisioni. Dopo aver prodotto lo studio di fattibilità che ha dimostrato la realizzabilità del progetto di ampliamento, non possiamo spendere altri soldi per la progettazione senza avere certezze da parte dei Comuni».

Il treno che passa

Il messaggio è chiaro: non c’è più molto tempo. «In questi mesi credo si siano perse delle occasioni preziose per porre le basi per lo sviluppo dello scalo – spiega Boccardo – il mercato sta cambiando rapidamente, si stanno creando possibilità con il recovery fund e con l’apporto di investitori stranieri. Ma il treno passa solo in certi momenti, e con questo passo lento l’Elba resterà a terra». La recente uscita di compagnie storiche come Skywork e Intersky ha creato un vuoto da riempire. Ma per creare dei nuovi ponti con le destinazioni turistiche europee servono passi decisi, senza tentennamenti. E invece «senza certezze – dice Boccardo – la programmazione estiva del 2021 è quasi completamente compromessa anche se speriamo ancora di poter dare qualche servizio collaborando con la Gat. Lavoriamo per il 2022, abbiamo ricevuto diverse richieste da parte di tour operator, ma restare a lungo fuori dal mercato è un pericolo che non possiamo correre. Se perdiamo altro terreno dovremo ripartire da sotto lo zero». —