Jsw, tra gravi ritardi e tensioni interne: due settimane per decidere il futuro

L’addio di Grilli sembra indebolire Carrai, e Jindal deve chiarire se accetterebbe lo Stato in maggioranza nel cda come accadrà a Taranto

PIOMBINO. Restano un paio di settimane scarse, da qui all’incontro al ministero dello Sviluppo economico fissato per il 4 dicembre, per capire quali frutti avrà portato il lavoro di Marco Carrai e quale sarà il futuro di Jsw.

L’ultimo confronto del 7 ottobre con la sottosegretaria Alessia Morani, quando si parlò di piano industriale sfiorando appena il tema non secondario del nuovo Accordo di programma, avrebbe dovuto essere seguito da altri incontri, poi saltati non solo per l’impennata del Covid, ma anche per le complessità legate ai modi di ingresso (e all’impegno, non solo economico) dello Stato nel capitale sociale di Jsw Italy e alla volontà e capacità di Sajjan Jindal di investire a Piombino.


In questi giorni infatti sull’Ilva di Taranto sta prevalendo la tesi di un ingresso dello Stato «non in quota minoritaria», come ha detto nei giorni scorsi l’amministratore di Invitalia, Domenico Arcuri.

Possibile per Piombino una sorte analoga? Si capirà appunto nei prossimi giorni, quando sarà chiara la posizione di Jindal, che appena cinque mesi fa ha affidato pieni poteri al vicepresidente esecutivo Carrai, il quale a sua volta ora attende di capire se la proprietà accetterà l’arrivo dello Stato con formule che diano alla parte pubblica la maggioranza nel cda.

Carrai ha lavorato molto col Governo, ha stretto rapporti e prospettato possibili partnership con aziende in settori prevalentemente extrasiderurgici, ora tocca al Governo e a Jindal fare il punto e prendere decisioni.

Ma gli ultimi eventi rendono il quadro ancora più difficile, con riferimento in particolare alle improvvise dimissioni di Riccardo Grilli, tecnicamente capo del personale, ma in realtà l’uomo che da anni teneva il filo di tutti i rapporti con le istituzioni e i sindacati. Per Carrai era in modo chiaro il punto di riferimento in azienda e il suo addio, evidentemente col benestare della proprietà indiana, oltre a confermare tensioni interne, certo rischia di indebolire il presidente di Toscana aeroporti nell’esercizio del proprio ruolo con piena capacità di azione.

Tutto ciò mentre si rincorrono voci di un possibile addio anche del direttore di produzione, Sergio Simoni, nello stesso momento in cui lo stabilimento vive una situazione di stallo quasi completo.

Carrai del resto, non pare il tipo che si accontenta di vivacchiare nel caso che la situazione non si sblocchi in una delle soluzioni da lui prospettate e perciò i prossimi appuntamenti chiariranno anche il suo futuro. Con un piano industriale in gran parte subordinato all’impegno economico di tipo pubblico, le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm nei giorni scorsi hanno chiesto al Governo che le risorse economiche per Piombino «vincolino Jsw alla realizzazione del forno elettrico», necessario per immaginare un futuro produttivo dello stabilimento.

Stabilimento che ha urgente bisogno di liquidità: se anche in breve si chiarisse il ruolo di Invitalia nell’operazione e l’entità del suo impegno, difficilmente arriveranno in tempi rapidi i primi soldi annunciati in estate da Morani, 32 milioni che invece servono come il pane per le manutenzioni di impianti allo stremo e per ridare il via con continuità ai treni di laminazione. —
 

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