Positivo a 9 mesi, le paure e l'appello della mamma del piccolo Marco

Davide Cellini e Celeste Tamburini con il figlio Marco

San Vincenzo, il caso accertato in scia ai contagi all'interno del nido comunale. La mamma: «La paura è stata davvero tanta. All'Asl chiedo di essere più tempestiva nel tracciare le persone e disporre le quarantene»

SAN VINCENZO. Non ha ancora un anno Marco Cellini. Il 12 novembre, prossimo a compiere 9 mesi, risulta positivo al covid-19. A prescrivere l’esame, che certifica la malattia, è la pediatra per una leggera tosse comparsa a distanza di sei giorni dalla chiusura della sezione Ippopotami. Quella che frequenta al nido Lo Scarabocchio di San Vincenzo. La misura precauzionale, decisa dall’amministrazione comunale nella tarda serata del 3 novembre, scatta per una sospetta positività al virus di una delle sue educatrici. Tutti a casa dal giorno successivo, in attesa del tampone che qualche giorno dopo conferma il caso. Ed è solo l’inizio.

«Abbiamo passato intere notti a guardare il soffitto della camera con mio marito Davide – dice Celeste Tamburini, mamma del piccolo Marco e consigliere comunale a San Vincenzo –. Adesso sono serena, ma non lo sono stata i primi giorni quando i casi di persone positive legate al nido aumentavano. Vedere mio figlio stare bene, non aver mai perso vitalità, è il miglior antidoto per scacciare i brutti pensieri. La tossetta è andata via quasi subito. E i medici mi hanno tranquillizzata». Il 9 novembre l’Azienda sanitaria mette in quarantena l’intera scuola. C’è più di un caso. E non solo nella sezione Ippopotami. Ad oggi, tra educatori e personale ausiliario, siamo a cinque. L’ultimo è accertato il 18 novembre: un’educatrice asintomatica, scoperta grazie ai tamponi disposti in vista della riapertura del servizio.

«Io mi sono fermata a casa dall’inizio della quarantena di Marco, anche se per la legge vale solo per il bimbo – dice Celeste Tamburini –. Avrei potuto continuare a lavorare, ma sono una dipendente Conad e ho preferito non rappresentare un fattore di possibile contagio. Anche mio marito alla comparsa dei primi sintomi di Marco si è fermato. Insomma, abbiamo avuto un approccio più responsabile di quello che avremmo potuto tenere». Che aggiunge: «Non sappiamo se abbiamo il virus io e mio marito. Marco ha fatto il tampone il 12. Siamo stati contattati dall’Asl e dovremmo farlo tutti e tre il 23 novembre. Se uno risulterà positivo la quarantena proseguirà per tutti».

C’è una questione di date che mamma Celeste sottolinea. «Il mio bimbo ha avuto l’ultimo contatto con la prima educatrice risultata positiva il 28 ottobre, perciò la quarantena per lui è stata disposta dall’Asl fino all’11 novembre. Ma il 3 novembre al nido ha avuto contatti con altre persone che sono risultate positive nei giorni successivi. Mi sarei attesa che il periodo di quarantena venisse ricalcolato e spostato in avanti, al 17 novembre. Questa indicazione però non è mai arrivata». Tant’è che Marco è risultato positivo il 12 novembre, quando avrebbe già potuto uscire di casa. «Sapendo per vie traverse che cosa era successo al personale del nido dopo la chiusura, ci siamo mossi nel modo più responsabile possibile – dice –. Abbiamo fatto finta che quella comunicazione fosse arrivata e continuato a restare a casa. Io non ho ancora 30 anni, mio marito ne ha compiuti 32 durante la quarantena. Marco ha nonni giovani, tutti e quattro lavorano, e sei bisnonni. Se non ci fossimo attenuti a un approccio responsabile avremmo potuto fare un macello. Insomma, se c’è la pandemia anche nelle nostre zone un po’ di colpa all’Asl gliela voglio attribuire. Io ho tenuto il bimbo a casa perché sapevo dall’interno, in qualità di consigliere comunale, della situazione nel nido. Altre famiglie si sono attenute alle disposizione dell’Asl». Al contrario, quando il bimbo è risultato positivo «siamo stati contattati in modo tempestivo dall’Asl».

Nessun rimprovero al personale del nido. «Quando abbiamo deciso di iscrivere nostro figlio sapevamo che sarebbe stata un’annata difficile e con qualche rischio – conclude Celeste Tamburini –. Purtroppo, finora si è creduto che i bimbi fossero in parte esentati dal virus, ma non è così. Marco ne è la dimostrazione. L’appello è a prestare attenzione: indossare le mascherine, igienizzarsi spesso le mani e stare a distanza. Con poco sforzo da parte di tutti tante cose possiamo evitarle e se a questo si aggiunge un’Asl più tempestiva e precisa si creano le condizioni per stare tutti più tranquilli». —

 


 

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