Indossa una protezione in plexiglass, bambina non ammessa nella scuola

La scuola di Suvereto

Il 9 novembre l'alunna si è presentata così all’ingresso in classe: l’episodio è il primo di una serie sfociata in una diffida alla dirigente dell’Istituto comprensivo Marconi

SUVERETO. Al suono della prima campanella il 9 novembre si presenta all’ingresso in classe con un dispositivo di protezione individuale in plexiglass anziché con la mascherina chirurgica. È la scelta fatta dai genitori di una bambina delle elementari di Suvereto. L’episodio è il primo di una serie sfociata in una diffida alla dirigente dell’Istituto comprensivo Marconi di Venturina Terme Maria Elena Frongillo, da cui il plesso dipende. A cui è seguita una lettera, che ha il tenore di un appello, al Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Toscana Camilla Bianchi e al direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana Ernesto Pellecchia, per garantire alla figlia quello che ritengono un diritto.

«La scelta del dispositivo è stata fatta in base alla forma e alla non diretta aderenza al viso, che ha permesso una forte traspirabilità, requisito fondamentale per un uso prolungato e per la sua già molto delicata pelle, in precedenza colpita da eruzioni cutanee e ponfi dovuti alla mascherina», affermano nella lettera i genitori della bambina. E ricostruiscono i fatti. A partire dagli episodi in cui la figlia entra con la protezione in plexiglass ed esce con la mascherina chirurgica. Finché il 16 novembre provvedono a inviare una diffida alla dirigente Frongillo, «nella quale abbiamo evidenziato la nostra buona fede e la non sussistenza di obbligo alcuno rispetto all’utilizzo di dispositivi diversi rispetto a quello da noi utilizzato in quanto l’obbligo in essere risulta non palesemente esplicitato nel Dpcm».

Nei due giorni successivi la bambina è entrata a scuola. Ma giovedì 19 all’ingresso e «davanti a tutti i genitori in attesa dell’entrata dei propri figli – affermano –, l’insegnante e la responsabile di plesso ci hanno informati che per disposizioni della dirigente nostra figlia non sarebbe potuta entrare a meno che non le avessimo sostituito la mascherina. Così è stata di fatto allontanata». A quel punto invece di rientrare a casa si sono rivolti anche ai Carabinieri. «Il nostro unico interesse è il benessere e la serenità di nostra figlia, che possono essere compromessi da quanto è avvenuto: la scena di allontanamento da scuola, le urla contro la sua mamma da parte dell’insegnante davanti agli altri genitori e alunni, il contatto con i Carabinieri, che pure sono stati gentilissimi, hanno comprensibilmente un effetto psicologico non indifferente in una bimba di 7 anni, oltre ai possibili effetti sulla salute personale dovuti appunto all’uso continuativo di dispositivi. Aspetti che terremo sotto osservazione nel corso dei prossimi mesi».

Taglia corto la dirigente Frongillo. «L’Istituto è impegnato nel difficile compito di arginare la diffusione del covid-19 e si attiene a un criterio di massima precauzione nella scrupolosa osservanza delle indicazioni di legge. Le tipologie di mascherine ammesse dall’articolo 1, comma 7, del Dpcm del 3 novembre, in linea con le prescrizioni del Comitato tecnico scientifico, sono in primis quelle chirurgiche, che garantiscono la maggior sicurezza, e in second’ordine quelle autoprodotte e di comunità, purché lavate in acqua calda quotidianamente e di dimensioni tali da coprire dal mento al naso. Si tratta di applicare il principio di precauzione all’interno della comunità scolastica e della necessità di garantire la sicurezza del personale e degli altri studenti». —

 

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