San Quirico, ancora bastonate a un cane

Prima vittima Brisca, in località Casone alla Sughera: dopo la violenza subìta ha perso un occhio

Terzo episodio in pochi giorni in un box dove sono stati rotti i lucchetti per entrare. Il Comune chiede attenzione al Prefetto 

PIOMBINO. Neanche due settimane di tregua per nuove declinazioni di malvagità contro cani da caccia. Sempre in un box su terreno privato, a San Quirico, sopra il pattinodromo. Stessa modalità, spaccati i lucchetti del canile, due animali sono scappati (per poi essere ritrovati sani e salvi ieri mattina). Uno solo, forse rimasto aspettando una carezza, è stato bastonato ed è gravissimo.

Il Comune ha chiamato a raccolta animalisti e cacciatori: obiettivo massima collaborazione in difesa degli animali.


Anche perché il copione si sta moltiplicando in peggio e le aggressioni salgono a quota tre. Prima vittima Brisca, in località Casone alla Sughera: cagnolina di 6 anni che, dopo le botte subite, la notte tra il 13 e il 14 ottobre, ha perso un occhio. In crescendo, dopo una settimana, tra martedì 20 e mercoledì 21 ottobre, ad essere feriti a pedate, bastonate e colpiti con attrezzi da giardinaggio, tre cani, tutti di proprietà dello stesso cacciatore, nell’appezzamento di proprietà a San Rocco. Pure in questo caso uno dei cani è riuscito a fuggire, nonostante le botte, vista la difficoltà a camminare nei primi giorni dopo la violenza; mandibola fratturata per un cucciolo di tre mesi e situazione più difficile per un segugio di 6 anni con molte ferite e lesioni.

Da subito denunce e indagini di carabinieri e polizia di Stato. Quanto accaduto ricostruito proprio dalle forze dell’ordine insieme ai proprietari degli animali feriti anche per cercare di capire cosa possa aver scatenato tanta aggressività e crudeltà. Immediata la ricerca di testimoni per garantire più sicurezza ai cani nei box e fermare simili assurdi attacchi.

Dopo San Quirico però il sindaco Francesco Ferrari e l’assessore alle politiche animali Simona Cresci, hanno convocato una videoconferenza con le associazioni animaliste e venatorie. «È evidente, a seguito dell’ultima aggressione, che non si tratta di un caso sporadico – ricordano sindaco e assessore – ma di uno o più soggetti che, con il beneficio delle tenebre, attaccano intenzionalmente i cani dei cacciatori. È necessario prendere provvedimenti quanto prima, sia per proteggere gli animali che per tutelare i loro proprietari».

«Abbiamo contattato il Prefetto così da chiedere – proseguono il sindaco Francesco Ferrari e l’assessore Simona Cresci – una particolare attenzione sul caso da parte delle forze dell’ordine, attivato la polizia municipale e chiesto ai membri delle associazioni di prestare particolare attenzione a comportamenti che possano destare sospetto e riferirlo immediatamente a chi di dovere. Per la sicurezza dei liberi cittadini non è possibile mettere in campo – sottolineano ancora – azioni dirette ma è indispensabile fare rete e collaborare: le associazioni animaliste hanno dato disponibilità ad ospitare i cani di chi volesse trasferirli dalle zone interessate dalle aggressioni e stiamo valutando la possibilità di maggiori controlli da parte delle associazioni che dispongono del decreto prefettizio che ne autorizza i membri – confermano Ferrari e Cresci –. È importantissimo essere uniti e collaborare affinché questi soggetti siano fermati: chi compie gesti del genere non può rimanere impunito». Già dalla violenza su Brisca l’appello di Enpa Piombino a collaborare con le forze dell’ordine, rilanciato da Federcaccia Piombino, a cui si erano unite molte associazioni animaliste. Adesso si fa quadrato con l’amministrazione.

Ed anche ieri le volontarie di Rifugio di Mea hanno ringraziato via social il sindaco e l’assessore Cresci «per aver organizzato questa conferenza e invitiamo tutti i cittadini a prestare massima attenzione e a segnalare attività sospette e inusuali. Raccomandiamo i proprietari – non si manca di sottolineare – che hanno i cani nei terreni isolati di portarli a casa e rafforzare ogni possibile mezzo di sicurezza». Dunque più coordinamento e controlli. Ma i canili sono tanti e si trovano ovunque ci siano orti privati: ecco perché proprio le associazioni animaliste hanno dato disponibilità ad ospitare i cani che sarebbe meglio trasferire subito da canili nelle zone più rischio; perché sdegno e preoccupazione potrebbero ancora non bastare. —