Pianosa, più terreni ai “detenuti-agricoltori"

Ragazzi al lavoro al Foresi in una foto scattata alcuni mesi fa e nel riquadro il presidente Giani

Siglata l’intesa tra il Comune e il carcere. Il presidente della Regione Giani: «Un progetto che condividiamo in pieno»

PIANOSA. Il futuro di Pianosa è sempre più a vocazione agricola, oltre che turistica. Quella che fino ad alcuni decenni fa era conosciuta come l’ex isola del Diavolo per la durezza delle condizioni di vita dei detenuti del carcere di massima sicurezza sta diventando il luogo dove che nella vita ha sbagliato può recuperare ripartendo dalla terra e dai suoi prodotti. A Pianosa sono i detenuti del carcere di Porto Azzurro a lavorare i terreni e a coltivare prodotti che potranno essere venduti ai cittadini elbani e del resto della Toscana. Ora avranno più spazio per poter affinare le proprie doti agricole.

Alcuni terreni e annessi agricoli sull’isola piatta, di proprietà del Comune di Campo nell’Elba, sono stati affidati in comodato d’uso al Dipartimento di amministrazione penitenziaria. L’atto è stato sancito ieri con una videoconferenza e la firma di un protocollo d’intesa, a cui ha partecipato anche il presidente della Toscana Eugenio Giani. Sullo schermo, collegati da Roma e dall’arcipelago, c’erano tra gli altri il sottosegretario alla giustizia Andrea Giorgis e il sindaco Davide Montauti. Con la concessione delle proprietà ora potrà partire il progetto sull’isola e la colonia penale, quello che punta a potenziare l’attività di formazione dei detenuti e a gestire l’azienda agricola «con un approccio ancora più manageriale – si legge nella nota della Regione – compresa la commercializzazione futura dei prodotti. Così si darebbe peraltro piena attuazione al dettato costituzionale, finalizzando la pena al reinserimento del detenuto nella società per ridurre i casi di recidiva e dunque accrescere la sicurezza di tutti».


«Un modello sperimentale e replicabile anche in altre realtà», ha sottolineato il sottosegretario. «Un progetto – commenta Giani – che ha la piena condivisione da parte della Regione Toscana ed offre sbocco concreto a tanti ragionamenti pure sulla valorizzazione dell’arcipelago, in parallelo alla rieducazione dei detenuti. Un’attività sicuramente compatibile con il futuro dell’isola». «Grande – aggiunge – sarà l’impegno della Regione in questa legislatura appena avviata nella valorizzazione dell’arcipelago».

Pianosa è stata a lungo l’isola proibita, quella del carcere duro del 41 bis. Lì, dopo il 1977 e per venti anni, furono rinchiusi brigatisi prima e boss mafiosi e camorristi poi, in stanze di cinque metri per quattro con tre brande fissate al pavimento. Il carcere di massima sicurezza rendeva praticamente inaccessibile l’isola e questo ha permesso di preservarne le incredibili bellezze naturali, anche dopo il 1997 quando Pianosa è tornata ad essere una colonia penale con una decina o poco più di detenuti, che vi lavoravano all’aperto.

Terreni ed edifici che il Comune affida in comodato d’uso al Dipartimento di amministrazione penitenziaria saranno utilizzati per le attività di rieducazione e di reinserimento sociale dei carcerati. La formazione sarà svolta sia in aula che sul campo. —
 

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