Cocaina e hashish nella casa del complice, Ruocco arrestato di nuovo dalla polizia

La droga e gli altri oggetti sequestrati dalla polizia, Giuseppe Ruocco e Nicola Arduini

Con lui Nicola Arduini, che secondo gli investigatori era il magazziniere. Sequestrati anche seimila euro in banconote da 50 

PIOMBINO. Non si può dire che fosse nel mirino da qualche giorno. Giuseppe Ruocco, 59 anni, nel mirino degli investigatori c’è da una vita, considerando il suo curriculum penale. Ma era da tempo che non veniva arrestato. Ci è riuscita la polizia, in questi giorni, dopo un’operazione durata alcune ore che si è conclusa con due arresti: il suo e quello di Nicola Arduini, 76 anni, che gli investigatori ritengono il suo magazziniere. Entrambi sono accusati di spaccio di sostanze stupefacenti. La quantità sequestrata non è molta, siamo sui sei etti di cocaina, 750 grammi di hashish e seimila euro in contanti. Ma è bastata a chiudere un canale di spaccio, che potrebbe non essere l’unico: le indagini infatti proseguono in questo senso.

Gli uomini della squadra anticrimine sono entrati in azione lunedì mattina. Hanno seguito Ruocco e lo hanno visto entrare in un condominio di via Cellini. Lì abita Arduini. Erano le 10. Alle 10, 30 Ruocco è uscito, ha inforcato la bicicletta e si è diretto verso via Lombroso. I poliziotti lo hanno fermato lì, fuori dal cono visivo di chi era nell’appartamento. Ruocco è stato accompagnato in commissariato per la perquisizione. In tasca aveva venti grammi e mezzo di cocaina e 1. 550 euro in banconote da 50. La perquisizione è stata estesa alla sua abitazione dove gli agenti hanno sequestrato altri 3. 500 euro, sempre in banconote da 50. La polizia è tornata in via Cellini, gli agenti si sono appostati di nuovo. Un’oretta dopo, è uscita dal portone una ragazza di 26 anni. Anche lei è stata portata in commissariato, identificata e perquisita. Aveva un grammo di cocaina. Non c’erano più dubbi, a quel punto si trattava di fare irruzione nell’appartamento. Con uno stratagemma, i poliziotti sono riusciti a farsi aprire e sono piombati in casa di Arduini. L’uomo era solo, sulle prime ha provato a negare. Ma la perquisizione è stata scrupolosa. E alla fine i sospetti dei poliziotti sono stati confermati dai fatti: due palline di cocaina avvolte dal cellophane erano nascoste nel coperchio superiore della lavatrice: una del peso di 380, 5 grammi, l’altra di 185, 7 grammi. Altri 52, 2 grammi di coca erano nel vano contatore dell’acqua. Dal cassetto portaposate è saltato fuori un involucro contenente 75 grammi di hashish. E ancora: due involucri, 195 e 35, 2 grammi, contenenti una sostanza di colore bianco ancora in fase di analisi nei laboratori della polizia scientifica, più materiale per la pesatura e il confezionamento della droga. E infine mille euro in banconote da 50.


Sia Ruocco che Arduini sono stati dichiarati in arresto per spaccio continuato di sostanze stupefacenti. Droga e soldi sono stati sequestrati.

Ieri mattina a Livorno il giudice delle indagini preliminari Marco Sacquegna (pubblico ministero Massimo Mannucci) ha convalidato l’arresto, disponendo per entrambi la misura cautelare degli arresti domiciliari in virtù delle condizioni di salute di Ruocco e dell’età avanzata di Arduini. Respinta la richiesta di restituzione delle somme sequestrate.

Furto, rapina, violenza carnale, tentato omicidio: la lista dei reati di cui si è macchiato Ruocco a Napoli negli anni Ottanta e Novanta è lunga. Considerato dagli investigatori un elemento di spicco dell’omonimo clan camorrista di Mugnano, era stato condannato anche a venti anni dalla Corte di Assise per aver partecipato al commando che nel 1992 firmò la strage di Secondigliano. Nel 2013 Ruocco fu assolto in appello ma condannato a sette anni e quattro mesi per il tentato omicidio di Giuseppe Perruzzo (22 luglio 1992), considerato dallo stesso Ruocco come persona coinvolta nell’omicidio di sua madre.

A Piombino, dopo il carcere e la sorveglianza speciale, sembrava che i conti con la giustizia fossero chiusi. E invece no. Nel 2015 fu arrestato di nuovo dalla polizia nell’ambito di un’indagine su un traffico di stupefacenti alle acciaierie. Durante quell’inchiesta la polizia sequestrò ingenti quantitativi di cocaina e hashish ma niente fu trovato a casa di Ruocco. Nel 2016 si occupò di lui anche la Guardia di finanza che, in base al Codice antimafia, gli confiscò il Bar Mirò (gestito dal figlio), casa e cantina intestate alla moglie, scooter, auto e 260mila euro versati per la gestione del bar. Anche in questo caso, sembrava finita. Ora rischia una nuova condanna. —


 

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