Mantovani, il signore degli orologi Locman vuole proteggere i cetacei

Il presidente della Fondazione Elba favorevole all'istituzione dell'area marina protetta dell'Arcipelago: "Si arrivi a una sintesi per una perfetta convivenza tra uomo e mare, portando benessere a entrambi"

PORTOFERRAIO. La Fondazione Isola d’ Elba onlus interviene sulla tutela del mare e sull’area marina protetta proponendo un’azione partecipata da enti e cittadini per un nuovo futuro di convivenza tra uomo e mare. A parlare è il presidente Marco Mantovani che guarda con interesse ai momenti di confronto e pianificazione promossi da Acqua dell’Elba con il progetto Elba 2035.

«Ritengo – commenta Mantovani - in particolare sul tema delle Aree Marine Protette, sia interesse di tutti condividere un metodo di tutela ad hoc per la nostra isola. Sta maturando sempre più non solo la sensibilità nei confronti dell’ambiente, ma anche la consapevolezza della giusta politica per la sua conservazione». Il presidente della Fondazione e dell’azienda di orologi Locman, considera il fatto che stiano tornando le tartarughe e le foche nel nostro Arcipelago come un segno tangibile che qualcosa sta cambiando.

«Una certa dose di prelievo è fisiologica – considera - ma non siamo solo predatori e inquinatori, forse il nostro vero ruolo è quello di essere i custodi della terra. Qui all’Elba abbiamo un testimonial straordinario, Carlo Gasparri. Un tempo campione mondiale di pesca subacquea, Carlo ha girato i mari del pianeta cacciando pesci di tutte le specie, sino ad accorgersi che c’era un modo migliore di vivere le meraviglie del mare. Il fucile è stato sostituito dalla telecamera e a lui dobbiamo alcune tra le cose migliori che sono state fatte per la tutela del mare». Un esempio da seguire in questa visione è la zona protetta dello Scoglietto fuori Portoferraio. Gasparri che oggi coordina la commissione Ambiente della Fondazione Elba insieme ad Oreste Farina dell’Eve e Virgilio Cella della Fips, riuscì ad ottenere il placet del ministero dell’Ambiente, «per realizzare un tesoro di biodiversità». «Un esperienza preziosa la troviamo anche nei nostri pescatori – sottolinea Mantovani -. La pesca, professionale e sportiva, può essere uno straordinario strumento di monitoraggio e gestione, ma bisogna coinvolgere i protagonisti nel progetto. La Fondazione sta già collaborando con centri universitari qualificati e ritengo che grazie all’esperienza sul campo di chi vive in questi luoghi, si possa arrivare ad una sintesi per una perfetta convivenza tra uomo e mare, portando benessere a entrambi. I Comuni, le associazioni ambientaliste, le categorie economiche, il Parco e gli enti preposti potranno dare un contributo importante». —
 

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