Uova di Baratti e Rimigliano: baby tartarughe crescono

L’ispezione fatta dal team scientifico di tartAmare nei nidi di tartaruga a Baratti e Rimigliano. Fatto lo scavo è stata valutata la situazione delle uova trovate in buono stato con la presenza di embrioni “in stati avanzati di sviluppo e ancora vitali” ( foto di Stefano Mammini e Silvia Bertini volontaria attivista Sea Shepherd )

Ispezione nei due siti da parte di tartAmare (Osservatorio toscano biodiversità): «Attenderemo ancora la schiusa così tardiva. Non era mai accaduto prima»

BARATTI. Le hanno scavate, esaminate in penombra: scoprendo che, dentro le uova, gli embrioni di tartaruga marina non mollano, crescono, fanno di tutto per nascere.
Da giorni si attendeva l’ispezione dei nidi di Baratti e Rimigliano già rinviata per maltempo e fatta la sera di domenica 25 dal team scientifico di tartAmare – responsabile del progetto Luana Papetti con Lara Papini e Letizia Poggioni (Osservatorio toscano biodiversità) con Wwf Val di Cornia ed altri volontari. A supportare le operazioni Caretta Calabria Conservation, Sea Shepherd, Comune di San Vincenzo e di Piombino, Capitaneria di porto.


«Abbiamo scoperto qualcosa di inaspettato e sorprendente anche per noi – racconta Luana Papetti – interessante dal punto di vista scientifico: le uova si sono rilevate in buono stato, bianche, turgide».
Nidificazioni tardive, di metà agosto, già di partenza con meno possibilità, “inciampate” in una situazione meteo tutt’altro che collaborativa per pioggia, mareggiate, temperatura in picchiata; ma i volontari Wwf in tandem con tartAmare non hanno mai mollato. La prima settimana di ottobre l’inattesa nascita di baby tartarughe alle Rocchette (Grosseto) circa 73 giorni dopo la deposizione delle uova, in un nido violato e ormai dichiarato senza speranza, ha dato più respiro anche ai nidi di Baratti e Rimigliano.
Così sono stati realizzati i corridori fino al mare, sempre sorvegliati. Senza però mai trovare né cratere né tracce...
«Le temperature nel mese di ottobre – conferma Papetti anche sulla pagina social di tartAmare – sono molto calate ed eravamo un po’preoccupati. Temevamo che lo sviluppo si fosse arrestato. Così abbiamo fatto il controllo della speratura (esame in penombra delle uova ndr) che ha evidenziato la presenza di embrioni in stadi avanzati di sviluppo e ancora vitali. Quindi – ricorda Papetti – si è provveduto a riposizionare le uova nei nidi. Attenderemo ancora la schiusa e ci attiveremo per posizionare strutture smontabili che riescano a prevenire gli eccessi ambientali che da ora in poi si potrebbero verificare soprattutto in termini di temperatura e che siano volte a mantenere condizioni climatiche atte al raggiungimento della schiusa. Ovviamente questo – dice ancora responsabile del progetto – Ha rappresentato una boccata di ossigeno per i volontari, ma è anche un fatto davvero interessante dal punto di vista scientifico: siamo in Toscana, l’area più a nord di nidificazione ormai “regolare” della Caretta caretta, e siamo quasi a novembre! Cosa succederà lo scopriremo solo attendendo ancora. La conoscenza della natura è un processo lungo e che richiede molta pazienza».
Rinnovata speranza sorvegliando più che mai l’incubatrice sulla spiaggia di Baratti, la dalla notte di San Lorenzo. Nido che dal sito originale sotto Demos è stato poi spostato in area più sicura, vicina alla duna. Stesso controllo per le uova deposte quasi in contemporanea a Castiglioncello, che da “Cala Santa Lucia” (deposizione a 8 metri dal mare) poi traslocate a Rimigliano, dove lo scorso anno ne sono nate una settantina di mini rettili.
L’attesa della schiusa prosegue fino a 90 giorni dalla deposizione, più o meno altre tre settimane. Non avrà cuore, ma chiamandosi Madre Natura sa da sé cosa fare. –

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