Quel giardino è pubblico ma l’area resta recintata

l’area verde di proprietà pubblica resa inaccessibile da una recinzione e i due fabbricati pericolanti che confinano con via Caprera

I residenti chiedono al Comune da anni di intervenire per risolvere il problema. Alberi pericolanti ed edifici in abbandono: «È uno spazio da recuperare»

Gemelle, ma solo sulla carta. Ti affacci su via Maddalena e da lì sulla parallela via Caprera. Non ci sono dubbi, la seconda strada è più stretta della prima. Chi è andato a fondo della questione dà la misura: manca una striscia larga 6, 5 metri. Qui zona Montemazzano, dove dall’esproprio dei terreni negli anni Ottanta ha preso il via la costruzione di palazzine del Piano per l’edilizia economica e popolare (Peep).

La consapevolezza che mancasse un fazzoletto di terra ha preso corpo a distanza di decenni. Lo si deve a un caso fortuito. Una pigna cade su un’auto in sosta danneggiandola. È il 2001. Il proprietario dell’auto presenta il conto dei danni a chi nell’immaginario di tutti è il proprietario del pino da cui si è staccata la pigna. L’albero è a margine di via Caprera, oltre una recinzione. Ma dal privato viene rimandato al Comune. È così che si scopre che quello spicchio di terreno, nonostante la recinzione lo faccia apparire parte di un giardino privato, in realtà è un’area pubblica di cui anche in via Ferruccio sembra si sia perso traccia. Il conto del danno all’auto viene saldato dal Comune di Piombino. E così accadrà in altre circostanze analoghe. Passano gli anni e quel terreno, su cui insistono anche due fabbricati fatiscenti, resta confinato al di là della recinzione. Nel frattempo, chi vive qui si trova a fare i conti con alberi pericolanti e l’impossibilità di utilizzare i propri garage. La strada è talmente stretta che avendo destinato un lato della carreggiata alla sosta non ci sono gli spazi di manovra per entrare nelle corti private.


C’è carenza di posti auto. Tanto che il Comune nel tempo ha scelto di destinare un lato di via Caprera alla sosta dei veicoli. Di fatto, si è creata una strada a senso unico alternato, dato che la via è senza sfondo. Per garantire un minimo di sicurezza nel primo tratto, quello che incrocia via Sardegna, gli stalli sono stati prima disegnati e poi cancellati.

Nel 2017, dopo una serie di interlocuzioni informali, trenta rappresentanti di altrettante famiglie residenti in zona decidono di prendere le vie ufficiali. Scrivono al Comune e alla lettera allegano una petizione. Chiedono che quell’area comunale, che allora come oggi è recintata, venga destinata a parcheggio. Richieste e incuria. I pini non manutenuti come la siepe al di là della recinzione hanno reso impraticabile perfino il marciapiede. Tanto che per i danni il Comune si è trovato costretto più volte a interventi d’urgenza: rami pericolanti o come all’inizio di settembre quando è crollato sula strada l’aggetto del tetto di uno degli edifici pericolanti. Nessun danno questa volta, ma l’ennesima riprova che la situazione è al limite. E l’assurdo, per chi ha assistito all’intervento della ditta incaricata della sistemazione, è che invece di entrare nella proprietà comunale si sia operato dalla strada. La recinzione sembra un confine invalicabile, nonostante al di qua e al di là la proprietà è pubblica.

Nel 2018 iniziano i rilievi sul campo da parte dei tecnici comunali. Si mette nero su bianco che gli edifici sono pericolanti, ma alla constatazione non seguiranno interventi per la messa in sicurezza. Nello stesso anno prende il via il procedimento per la demolizione del muro e della recinzione esistente. Ad oggi però niente è cambiato. Quanto deciso dall’amministrazione comunale, e comunicato in via ufficiale anche al privato interessato, il procedimento non ha avuto seguito. «Perché?», si chiedono i residenti. Che non si capacitano di come sia possibile che ogni volta le squadre del Comune invece di entrare nell’area pubblica si limitino a intervenire restando al di qua della recinzione. Anche quest’estate quando finalmente, dopo ripetuti solleciti, è stata potata la siepe che impediva l’uso del marciapiede.

Le questioni sul tavolo sono due. C’è più di un pino pericolosamente inclinato verso la strada. Ed è urgente realizzare quel parcheggio nell’area pubblica per mettere ordine a una situazione che è sfuggita di mano. Quei 12 stalli oltretutto consentirebbero di togliere quelli lungo via Caprera, consentendo il doppio senso di marcia e ai chi ha il garage di poterlo utilizzare. Il timore neppure troppo velato è che invece di procedere a fare dell’area verde un parcheggio si preferisca cedere alle richieste del privato che ha manifestato più di una volta l’interesse ad acquisire quel fazzoletto di terra. —


 

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