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C’è la Villa del Marchese tra i beni tutelati dal Ministero

Il sindaco Montauti: «Riconoscimento importante, ma tutta l’architettura di Pianosa va salvata» 

La Villa del Marchese è entrata nella lista dei beni del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo. Una notizia particolarmente apprezzata dal sindaco di Campo nell’Elba Davide Montauti che ha a cuore il rilancio del patrimonio immobiliare dell’isola del Diavolo.

«È un riconoscimento che conferma il valore del patrimonio storico ed architettonico dell’isola di Pianosa – spiega il sindaco Montauti – Lo stesso status è stato riconosciuto alla Villa dell’Agronomo che, proprio in questi giorni, sta ritornando a nuova vita. Sono in fase di ultimazione i lavori di restauro voluti e finanziati dal Parco nazionale dell’Arcipelago toscano. L’edificio, uno dei più suggestivi e imponenti dell’isola, è la testimonianza dell’importanza della tradizione agricola da sempre presente sull’isola. Terminati i lavori la Villa diventerà un museo».


Proprio in questi giorni l’amministrazione comunale di Campo nell’Elba insieme al Parco nazionale, la Soprintendenza e il Demanio si sono seduti intorno ad un tavolo per definire il futuro della Villa del Marchese, uno degli edifici più belli dell’isola che versa in uno stato di totale abbandono. La storia del “Marchese” ripercorre le vicende avvenute su Pianosa a cavallo dei due secoli. Inizialmente l’edificio era chiamato Podere Zuccagni Orlandini in onore del geografo fiorentino Attilio Zuccagni che all’inizio del 1800 realizzò i primi investimenti agrari sull’isola di Pianosa. In realtà l’edificio è la sintesi dell’unione di una caserma militare voluta dal Granduca di Toscana Ferdinando III nel 1818 e un palazzo realizzato successivamente dal Direttore della colonia agricola penale Leopoldo Ponticelli. Lì alloggiavano i detenuti che si occupavano delle vigne. La destinazione del “Marchese” cambiò di nuovo all’inizio del ‘900 quando per la sua posizione isolata e lontana dal paese fu utilizzato come laboratorio batteriologico. Nel 1926 cambiò di nuovo funzione e iniziò ad ospitare i detenuti guariti dalla tubercolosi che lì trascorrevano il periodo di convalescenza. «Anche questo è un pezzo di storia di Pianosa che rischia di andare perduto come sta accadendo a molti degli immobili presenti sull’isola – spiega il sindaco Montauti – Siamo partiti dalla valutazione di quell’edificio ma poi abbiamo focalizzato l’attenzione su quelli che sono diventati ormai interventi necessari per salvare il paese di Pianosa dal degrado». Sull’isola piatta, purtroppo, i segni del degrado sono sempre più evidenti. Il Comune ha dovuto interdire alcune zone del porticciolo ed altre intorno ad edifici che non sono più sicuri. Il rischio da scongiurare è quello di perdere per sempre l’elegante forma architettonica voluta dall’architetto Ponticelli che fu direttore del Carcere dal 1871 e oltre a regalare un originale disegno del paese consolidò una nuova e illuminata strategia nel trattamento dei detenuti ispirandosi ad una colonia penale modello dove si puntava ad una rieducazione dei reclusi attraverso il lavoro nei campi. «Penso che dobbiamo imparare a progettare il futuro di Pianosa guardando al passato. Credo che la vocazione agricola sia una delle risorse principali dell’isola – aggiunge Montauti – Nel passato sono stati attivati molti percorsi, ora c’è bisogno di una spinta diversa. Spero che in tempi brevi si possa concretizzare il progetto del Ministero di Giustizia per la formazione e il reinserimento lavorativo dei detenuti. Si tratta di avviare intorno a questo primo nucleo di lavoro una serie di produzioni agricole sostenibili da allargare a produttori locali».

Il Comune di Campo nell’Elba è titolare degli usi civici. Questo, secondo l’amministrazione, è stato un passaggio storico che ha sancito uno volta per tutte che i cittadini campesi sono stati riconosciuti proprietari di quasi tutta l’isola di Pianosa. Buona parte dell’isola con i terreni ed edifici ora è un bene collettivo. «Per riuscire a districare tutti i problemi che ci sono su Pianosa senza lasciarsi sopraffare bisogna essere un po’ visionari e guardare lontano – spiega Montauti –. Comune, Parco, Demanio e Amministrazione penitenziaria devono guardare nella stessa direzione che non può essere che quella di salvare l’immenso patrimonio di storia e cultura dell’isola per le generazioni future. Come hanno già detto gli Amici di Pianosa dobbiamo tutelare natura ed architettura. Problemi? Immensi, ma se ognuno di noi fa la sua parte per costruire il futuro dell’isola credo che l’obiettivo non sia poi così lontano».

Intorno all’isola di Pianosa c’è sempre una narrazione ricca di mistero, inquietudine e speranza. Sarà per le storie che continuano a vivere sull’isola del Diavolo attraverso le tracce lasciate dall’uomo e dal tempo. Le rovine del complesso Romano della Villa di Agrippa, le Catacombe cristiane più grandi a nord di Roma. Poi c’è una narrazione più recente che riporta l’isola piatta al centro della storia e della cronaca, è quella di un’isola che diventa carcere e colonia agricola e che si trasforma seguendo le vicende più drammatiche del nostro Paese. «Penso sia fondamentale riuscire a salvare dal degrado l’isola con le sue geometrie di architetture antiche e moderne – spiega Davide Montauti –. I palazzi, le strade, le case, i muri di Pianosa sono la testimonianza dei fatti che hanno segnato i grandi cambiamenti nel nostro Paese. Dentro e fuori il muro c’è un patrimonio di storia, architettura e cultura da salvaguardare e proteggere». —