Elba Book celebra Sepulveda: ecco i suoi romanzi da non perdere

Luis Sepulveda con Ilde Carmignani

Elba Book, l'unico festival isolano dedicato all'editoria indipendente, ha scelto di incentrare l’estate 2020 sul grande scrittore scomparso

RIO. Il diritto di essere felici, senza disuguaglianze né prevaricazioni, è stato uno dei motivi fondamentali che ha spinto Luis Sepúlveda ad affidarsi alla parola scritta. Elba Book, l'unico festival isolano dedicato all'editoria indipendente, ha scelto di incentrare l’estate 2020 sul grande scrittore poiché fare cultura significa prendere una posizione, tutelando regole, processi, strutture, linguaggio, nonché il rispetto della libertà individuale e delle minoranze. La sesta edizione dell’evento sarà concentrata in un’unica sera, quella di martedì 21 luglio, e a identificarla è l’ideogramma giapponese che raffigura il vuoto: lo stesso vuoto che ha attraversato l'isola nel Tirreno dopo la dismissione delle miniere, dopo il dilagare della disoccupazione e del precariato tra i giovani, dopo l'inesorabile perdita di significati dovuta alle affermazioni di una classe politica che spesso non corrispondono ad alcuna azione concreta. Lo stesso vuoto che in Italia è stato rimarcato dalla pandemia, mettendo in evidenza contraddizioni e debolezze sociali. Non a caso, il Premio "Lorenzo Claris Appiani" per la migliore traduzione letteraria quest'anno sarà consegnato da Aldo Appiani e dall'Università per Stranieri di Siena al noto nipponista Gianluca Coci e al romanzo La ragazza del convenience store (e/o) dell’esordiente Sayaka Murata, una storia in cui la protagonista Keiko riesce a rompere gli schemi e a rimanere coerente con i propri principi pur crescendo nell'impero del conformismo.

Elba Book prima delle personalità invitate a raccontarsi, dei nomi brillanti in palinsesto, ha dato dall’inizio la priorità agli argomenti e alle buone pratiche, e l'unico modo per rendere imitabili pratiche sostenibili e virtuose è aprirsi al mondo circostante guardandosi dentro. Di fatto, è stata la comunità elbana a nutrire inconsciamente un'iniziativa del genere, accompagnando gli ideatori Andrea Lunghi e Marco Belli a elaborare e declinare una serie di indirizzi prioritari che rispondessero subito alle esigenze del territorio, che lo aiutassero ad affrontare i vuoti accumulatisi negli ultimi decenni.

Concluderà la serata un omaggio a Sepúlveda e alla sua penna onesta, che sarà ricordato da Ilide Carmignani, sua traduttrice e amica, insieme ai giornalisti Loredana Lipperini e Marino Sinibaldi. Per l’autore cileno la scrittura era uno strumento con cui accettare e comprendere i cambiamenti, rivoluzionandosi e al contempo tenendosi ben saldo alle proprie radici. Se con Patagonia express (1995) raccolse il taccuino di Chatwin per riscoprire il rapporto con la natura, esortando chi legge ad apprezzarla, preservarla e ammirarne le risorse silenti, tanto da attribuire determinate qualità umane a degli animali, basti pensare a Il grande libro delle favole (2019) e ai suoi personaggi, in Ultime notizie dal Sud (2011) dà voce e corpo agli emarginati, restituendo loro dignità agli occhi del lettore. Con i suoi libri ha sempre difeso una concezione democratica della cultura, universalista e condivisibile, per sottrarre al mondo la propria parte di odio, di inquinamento, di privilegi e di soprusi. Per lui la cultura non è mai stata possesso e occupazione, bensì convivenza solidale e riconciliazione con il pianeta, con tutti gli esseri viventi. A volte per fare cultura con coscienza è necessario opporsi al dio denaro, combattendo il maschilismo imperante, le intimidazioni, le generalizzazioni sugli immigrati clandestini e il disprezzo etnico. Poco prima della sua scomparsa Sepúlveda, affettuosamente “Lucho”, confidò alla Carmignani che intendeva pubblicare il racconto della nonna materna di origini livornesi, Angela Manzoni, che nel 1901 emigrò in Cile con i fratelli dove aprirono un forno e impararono a fare il pane. Nel 1904 lei partì per il sud del paese avendo il coraggio di percorrere 2mila chilometri a cavallo, poiché il governo assegnava delle terre a chi era disposto a popolarlo e là conobbe il nonno Calfucura di etnia mapuche, che sposò e con il quale ebbe tre figli.