Via agli scavi dopo 60 anni, archeologi al lavoro alla villa romana delle Grotte

Quindici studenti dell’Università di Siena si dividono tra la nuova area di indagine e quella aperta dal 2011 a San Giovanni, nella tenuta della famiglia Gasparri



Due scavi archeologici attivi (almeno uno fino al 16 ottobre) in contemporanea: il primo sulla piana di San Giovanni, nel podere di Paolo Gasparri. Il secondo invece alle Grotte, presso i resti di quella che fu la villa Romana, voluto dalla Fondazione omonima. Quindici studenti e laureandi dell’università di Siena che fanno capo all’ideatore e sostenitore del progetto di scavo all’Elba, Franco Cambi, docente di archeologia nell’ateneo senese, per ora si dividono tra l’uno e l’altro cantiere. Mentre per il primo laboratorio, quello che ha riportato alla luce dopo sette anni di campagne (questa è l’ottava) una fattoria romana sviluppata su due piani e dotata di una cantina con sei grandi dolia per la conservazione del vino, tutto o quasi si sa attorno a questa residenza della piana (addirittura sono stati rinvenuti anche resti umani nei pressi del manufatto), per quanto riguarda invece la villa romana delle Grotte le indagini si fermano a sessant’anni fa. Cioè a quando furono eseguite dal professor Giorgio Monaco, con mezzi di allora. Da quel periodo in poi gli scavi non sono mai più ripresi. Per questo c’è molta aspettativa, non solo fra gli ambienti scientifici e accademici, ma anche fra la gente comune, interessata a conoscere la storia dell’Isola. «Nessuno mette indubbio la valenza e l’importanza archeologia che riveste il sito delle Grotte – dice l’assessore alla Cultura di Portoferraio, Nadia Mazzei – Giudichiamo il progetto molto importante e interessante. Sono sicura che altre testimonianze saranno recuperate e messe a disposizione degli studenti per una loro precisa collocazione storica, prima di essere collocate nelle teche del nostro museo della Linguella».


Oggi disponiamo di molte più informazioni su com’era la piana di San Giovanni nel 100 a.C. «La conservazione dell’edificio è apparsa fin da subito straordinaria», commenta Laura Pagliantini, direttrice degli scavi.

Per questo i ricercatori universitari hanno deciso, dopo il 2011, di andare avanti. Nel podere Gasparri è stata riportata in superficie una fattoria romana costruita in larga parte con argilla cruda in riva al mare, in un sito fino a quel momento caratterizzato da un’intensa lavorazione dei minerali di ferro. Ma da quel momento in poi il paesaggio cambiò di colpo. I forni per la riduzione del ferro lasciarono il posto ai vigneti e alle cantine in cui si produceva vino. La fattoria rappresenta la pars rustica della soprastante villa delle Grotte. Fu abbandonata a seguito di un incendio avvenuto nel I secolo d.C. Il fuoco ha cotto le strutture, garantendone però la sopravvivenza. Per questi gli studenti hanno recuperato intonaci, pavimenti decorati. Oggi sono evidenti le tracce dei travi bruciati sono evidenti. L'umidità di questi giorni ha permesso di leggere, lungo il muro, le tracce di una probabile scala lignea che conduceva al primo piano. Il proprietario della villa delle Grotte e della fattoria di San Giovanni fu, probabilmente, Marco Valerio Messalla, condottiero, princeps senatus e, infine, fondatore di uno dei più importanti circoli culturali della Roma augustea. La villa passò successivamente al figlio adottivo Aurelio Cotta Massimo Messalino. «Stiamo impiegando il georadar – conclude Laura Pagliantini – alla ricerca di scoprire cosa c’è sotto la coltre di terra che ha ricoperto la piscina». Lo scavo si concluderà alla fine di ottobre. —