I delfini guidano “Manu” verso Montecristo nell’acqua color cobalto e una costa da tutelare

Il viaggio dei volontari di Legambiente e Diversamente Marinai nell’isola gioiello dell’Arcipelago, così preziosa e inavvicinabile 

diario di bordo

Ore 4,30 del mattino, Manu la barca di Diversamente Marinai - l’iniziativa di volontariato ambientale di Legambiente e Diversamente Marinai della quale II Tirreno è media partner - salpa l’ancora da Marina di Campo verso la misteriosa isola di Montecristo. Una volontaria racconta: «Il cielo, in cui si vede chiaramente la costellazione di Orione, è ancora scuro ma la luna ci illumina il percorso. Man mano che il cielo si schiarisce, anche i ritardatari si alzano per poter ammirare l’alba e fare colazione». Dopo circa 5 ore di navigazione, che all’equipaggio sembrano molte meno, Manu si avvicina al mare protetto dell’Isola e l’accoglienza è spettacolare e inaspettata: un gruppo di delfini, stenelle striate (stenella coeruleoalba) si affianca alla barca e scorta i volontari per qualche minuto, prima di sparire nel mare di un blu intenso. «Un segno di speranza – sottolinea un’altra volontaria – visto che proprio dal mare toscano sono arrivate cattive notizie: i delfini stanno morendo a causa del morbillivirus e perché le loro difese immunitarie sono compromesse dal Ddt e dai Pcb che si accumulano nel loro fisico. Sembra quasi che questi piccoli e vivacissimi delfini siano venuti a ringraziarci perché puliamo il loro mare». Una volta sbarcati, accolti e sorvegliati dai carabinieri forestali, i volontari procedono alla pulizia della cala Santa Maria, sul lato occidentale dell’Isola, a sud di Cala Maestra, che un volontario descrive così: «È una spiaggia incantevole con dei sassolini di granito». Una piccola baia in Zona A di protezione integrale – a mare e a terra – del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, ripulita da Vele Spiegate già nel 2017 e 2018, ma dove la nuova ciurma di volontari trova numerosi rifiuti, tra cui circa 60 bastoncini di cotton fioc e 100 tappi di plastica. «Sembra incredibile – dice amareggiato un volontario – ma anche in questo paradiso - disabitato ad eccezione dei carabinieri forestali – il mare porta i frutti avvelenati di un sistema di consumi e produzione insostenibile. Siamo consapevoli che stiamo vivendo un’esperienza unica e che questo è possibile grazie al sostegno dei Carabinieri Forestali e del Parco dell’Arcipelago Toscano che ci sostiene insieme a Enea, Università di Siena, Novamont, Acqua dell’Elba, Traghetti Lines, Esa, Esaom Cesa e Unicoop Tirreno, ma vorremmo rimanere ancora in quest’isola lontana dal mondo e sperduta in un mare color cobalto. Ma è bene che Montecristo resti così, lontana e desiderata. Noi intanto visitiamo la Villa Reale e il museo e guardiamo da lontano il Monte Sacro dove sorgono le rovine dell’antico monastero. Poi, nel pomeriggio, prima di salpare, siamo nuovamente fortunati perché vediamo in lontananza un branco delle mitiche 250 capre selvatiche di Montecristo (capra hircus) che vivono sull’isola, forse anche loro sono venute a salutarci. La voglia di fare il bagno nell’acqua trasparente è tanta, ma non si può e aspettiamo di uscire dall’area marina protetta per fare un tuffo nel profondo blu, di fronte al tramonto che tinge di rosa questa meravigliosa isola che non dimenticheremo mai». —