Vele Spiegate a Capraia fa tappa alla Garbicina per ripulire la meraviglia dall’incubo di plastica

Un’altra tappa per i volontari di Legambiente e Diversamente Marinai Neanche l’area marina protetta è immune dal beach litter 

diario di bordo

Sveglia presto, alle 7, accompagnata dalle migliori intenzioni per l’equipaggio di Vele Spiegate – l’iniziativa di raccolta e censimento dei rifiuti e citizen science di Legambiente e Diversamente Marinai della quale Il Tirreno è media partner insieme alla Nuova Ecologia – a Capraia per salpare il prima possibile per l’ultima pulizia della spiaggia nel Comune/isola che conta meno abitanti tra quelli toscani.


La seconda tappa capraiese è stata però la più tribolata e avversata da Poseidone ed Eolo di quelle di Vele Spiegate 2019. Come sottolinea un volontario in maglietta gialla del Cigno Verde: «Evidentemente qualcuno lassù ce l’ha con noi: vento, mare un po’ mosso e calette rocciose che si aprono invitanti ma pericolose come sirene, in una costa a picco che a ogni punta svela nuove meraviglie, rendono la ricerca di un approdo infruttuosa, tanto da dover sacrificare per la causa un membro dell’equipaggio, mandato in avanscoperta e quasi abbandonato fra le rocce di Capraia».

Solo alle 11, passata Punta del Capo, il capitano di Manu decide che la spiaggia giusta da ripulire oggi la Garbicina, una cala sulla costa orientale di Capraia: acqua trasparente che bagna una scogliera di piatte pietre vulcaniche e mostra fondali sabbiosi e con ciuffi e praterie di posidonia oceanica, la preziosa pianta sottomarina che fa respirare il Mediterraneo e il vado, come chiamano i capraiesi i torrenti attingendo al loro antico dialetto ligure. Che quando piove sfocia nella spiaggia di sassi. Una spiaggia raggiungibile solo in barca e meta dei giri dell’isola organizzati per scoprire le meraviglie nascoste di Capraia. Ma nemmeno questo paradiso in zona B (riserva generale) del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano e in zona MC (zona di protezione) dell’Area marina protetta di Capraia, è immune dalla nuova peste del mare: «Ancora innumerevoli pezzi di polistirolo e cassette di pesce incastrate tra gli scogli – scrive sconsolato un volontario sul diario di bordo di Vele Spiegate – Pezzi di pinne da sub e reti da mitili, tutto a incorniciare macabramente un ennesimo panorama naturale sporcato dalla mano della uomo».

I volontari segnalano anche una crescente presenza di meduse, ipotizzando che le tartarughe marine che se ne nutrono non bazzichino più Capraia, in realtà questi antichi rettili hanno sempre frequentato e continuano a frequentare le coste multicolori dell’isola dei tre vulcani nella quale però non approdano mai perché per loro sarebbe impossibile fare il nido tra i sassi e i massi delle selvagge spiagge capraiesi, preferiscono le più comode e sabbiose spiagge elbane e della costa toscana, dove da qualche anno, spinte dal riscaldamento globale hanno cominciato a nidificare per non far nascere solo femmine. Ma la difficile tappa di Capraia resterà nei cuori della ciurma: «Il nostro capitano ci ha però portato a compiere il periplo di questa magnifica isola che oltre a fiumi di plastica ha saputo regalarci scorci di natura senza precedenti. Capraia è l’essenza dell’Isola il ricordo di un Mediterraneo ancestrale e magnifico che, per fortuna, esiste ancora». —