Morti in corsia, si attendono le motivazioni: partono le richieste di risarcimento all’Asl

L’azienda: grazie agli operatori che hanno continuato a lavorare con impegno sopportando altissimi livelli di stress

PIOMBINO. La sentenza di condanna all’egastolo in primo grado per Fausta Bonino, ritenuta responsabile di quattro omicidi commessi nel reparto rianimazione di Villamarina, ancora non risponde a tutte le domande che la vicenda aveva proposto. Servirà leggere le motivazioni, ripetono in coro tutti i legali impegnati nel caso, per capire quali differenze sono state valutate fra i dieci casi per cui era imputata l’infermiera piombinese, per far sì che la condanna ne riguardi 4, con altri sei chiusi con un’assoluzione «perché il fatto non sussiste».. Certo sono stati tre anni durissimi per i familiari delle vittime, ma anche per chi lavora a Villamarina, considerando anche che nella vicenda è rimasto coinvolto il primario del reparto di rianimazione dell’ospedale piombinese, Michele Casalis, imputato per omicidio colposo per il decesso di altri tre pazienti perché – secondo la procura – avrebbe tenuto un comportamento negligente. Per lui il processo inizierà il 9 settembre.



Clima difficile dunque a Villamarina, così che ieri, senza entrare nel merito della sentenza, l’Azienda Usl Toscana nord ovest ha espresso «la sua vicinanza a tutto il personale dell’ospedale Villamarina di Piombino, che è stato fortemente colpito e scosso da quanto avvenuto a partire dal mese di marzo 2016».

La direzione aziendale ringrazia quindi «tutti gli operatori che, in questi tre anni, hanno dovuto sopportare altissimi livelli di stress e hanno comunque continuato a lavorare con impegno e dedizione per garantire un’adeguata assistenza umana e professionale a tutti i pazienti dell’ospedale».

Per questo la direttrice generale, Maria Letizia Casani, ha annunciato che si recherà quanto prima a Piombino «per incontrare il personale della struttura ospedaliera e per esprimergli direttamente il suo sostegno e il suo ringraziamento».

«Bisogna aspettare le motivazioni – riflette l’avvocato Alessandro Napoleoni, che cura gli interessi dei familiari di alcune delle vittime – perché si tratta di una sentenza con molti tratti ancora da chiarire».

Non tutti i familiari delle vittime si soco costituiti parte civile nel processo che venerdì ha visto concludersi il primo atto con la sentenza del giudice Marco Sacquegna. Alcuni infatti hanno scelto la via della causa civile all’Asl, chiamata a rispondere della morte dei loro familiari, al di là delle responsabilità che saranno precisate a livello penale.

Già chiusa la fase della mediazione, ora partiranno le richieste di risarcimento, in una forbice che va da 80mila a 300mila euro. 

CLOZ