Benvenuti all'Elba, ecco come l'isola gioiello vuole liberarsi della plastica

La Perla dell'Arcipelago è diventata un esempio su scala nazionale per la campagna contro l'uso dei materiali monouso: dopo le ordinanze dei Comuni sono i ragazzi a spingere per la svolta ambientalista

PORTOFERRAIO. «L’isola d’Elba ha una grande occasione. Diventare la capofila della battaglia nazionale contro la plastica monouso. Un esempio da seguire e non un fanalino di coda». Sono passati diversi mesi da quando Umberto Mazzantini, storico attivista di Legambiente Arcipelago toscano, pronunciò per la prima volta queste parole. Il solito spot ambientalista, pensò qualcuno. Un trucco per finire sui giornali, insinuarono i più maligni. E invece i cattivi pensieri se li è portati via il vento di Maestrale, abituato a lambire le coste dell’arcipelago toscano.

Siamo sullo Scoglio, a marzo inoltrato: proprio qui c’è l’avanguardia di una battaglia ambientale difficile, ma da vincere a tutti i costi. Non servono soldati, ma solo dei volenterosi che hanno a cuore la tutela dell’ambiente. Come il gruppo di studenti del consiglio dei ragazzi di Marciana Marina che, venerdì 22, si sono armati di guanti e sacchi dell’immondizia per perlustrare in lungo e in largo le spiagge e le vie del paese. Con un solo obiettivo: portare via rifiuti, per la maggior parte di plastica. Quelli che puntualmente mettono a repentaglio la bellezza delle spiagge elbane e la salute del mare, i beni più preziosi in un’isola che vive di turismo.

Fino a qualche anno fa un gesto come quello degli studenti sarebbe stato un caso isolato, ora è una delle tante iniziative messe in campo. Il vento, all’Elba, è cambiato: quella contro la plastica è una battaglia di sistema.

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LA MINACCIA CONCRETA

In pochi lo sanno, ma a nord ovest dell’isola d’Elba, tra il corno della Corsica e la Capraia c’è un’altra isola. Solo che è fatta di plastica. Una zuppa gigantesca e subdola, individuata da un recente studio del Cnr, composta da frammenti più piccoli di 2 millimetri e densa come nessun altro vortice di rifiuti nel Mediterraneo occidentale.

Un po’ di quella plastica arriva fino alle nostre spiagge. I volontari di Vele Spiegate, il progetto portato avanti da tre anni da Legambiente e Diversamente Marinai con Il Tirreno, hanno compiuto dei blitz sulle pocket beach dell’isola d’Elba per tre estati consecutive. Dei piccoli gioielli ambientali, alcuni dei quali difficili da raggiungere via terra. In molti casi i volontari se ne sono tornati via dalle calette con dei sacchi pieni all’inverosimile di rifiuti di plastica, cotton fioc, polistirolo. I numeri sono inquietanti, basti pensare che nel 2018 sono stati censiti da Vele Spiegate 28.390 rifiuti.

Il beach litter, del resto, è una realtà con la quale si fa i conti in ogni parte del mondo. «Ogni giorno tanti elbani hanno visto pubblicati sul Tirreno i report e le fotografie scattate dai volontari di Vele Spiegate. Spiaggia dopo spiaggia, caletta dopo caletta – racconta Umberto Mazzantini – vedere i luoghi amati dove magari si faceva il mare da bambini sporcati da tanti rifiuti ha avuto un effetto. Osservare quelle immagini sul giornale degli elbani è stato efficace. Come una scintilla».

Una volontaria di Vele Spiegate legge il report sul Tirreno

LA SVOLTA SU GOLETTA VERDE

Le immagini rendono consapevoli. Ma sono i fatti concreti a cambiare le cose. E forse il fatto più importante è accaduto nel giugno del 2018, sul ponte della storica imbarcazione ambientalista Goletta Verde, ormeggiata nel porto turistico di Marciana Marina. In paese va in scena la prima edizione di Seif (Sea essence international festival) organizzato dall’azienda Acqua dell’Elba: ci sono responsabili di Legambiente, del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano e del Segretariato del Santuario dei cetacei. E poi c’è la sindaca Gabriella Allori, alla guida del Comune più piccolo della Toscana. È lei la prima a convincersi dell’importanza della battaglia alla plastica. Ed è sempre lei, a pochi mesi dalla scintilla scattata a bordo della Goletta Verde, a dare l’esempio: con un’ordinanza firmata nel dicembre scorso il Comune elbano dice addio, a partire dall’aprile 2019, alla vendita di prodotti monouso come piatti, bicchieri, posate, cannucce, bastoncini cotonati, sacchetti, sia in occasione di sagre e manifestazioni pubbliche, sia per la rivendita e il trasporto di prodotti alimentari, bevande e altri prodotti commerciali o artigianali.

A gennaio si muove anche il sindaco di Campo nell’Elba Davide Montauti, sbloccando una situazione statica tra le altre amministrazioni comunali, bloccate dall’indecisione. Nei giorni successivi anche Porto Azzurro e Capoliveri seguono l’esempio. Quattro comuni su sette, con Portoferraio che ha deciso di attendere la fine dell’estate - almeno così ha detto il sindaco Mario Ferrari – per unirsi alla lotta. E non sono solo i Comuni a muoversi in prima linea.

SI MUOVE UNICOOP

La battaglia contro la plastica monouso viene portata avanti anche da parecchi esercizi commerciali. Unicoop Tirreno ha lanciato partendo proprio dai supermercati dell’isola d’Elba, dal 1 marzo, una nuova linea di prodotti in materiale biodegradabile eliminando dalla vendita a scaffale piatti, bicchieri, posate, coppette e cannucce in plastica monouso.

«In Toscana siamo la prima azienda della grande distribuzione a fermare la vendita di questi prodotti – spiegato Fabio Tozzini, direttore della rete vendite Unicoop in una conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa – da oggi piatti, posate e bicchieri saranno fatti con canna da zucchero, che arriva dal Vietnam». Uno sforzo importante e utile, basti pensare che eliminando i prodotti monouso si ridurrebbero i rifiuti di plastica di una percentuale vicina al 40%.

L’ambiente è sempre più popolare. Una notizia per una realtà come l’Elba. E la spinta arriva in particolare dai giovani. La manifestazione organizzata a Portoferraio dagli studenti Bianca Zottola e Pietro Barsotti per il Global Strike for Future è stata un successo.

Giovani in piazza per il Global Strike for Future (foto Gio' Di Stefano)

«Vedere quella piazza è stato molto bello», racconta Mazzantini che non dimentica l’impegno degli studenti per il progetto Opin Elba, portato avanti al liceo Foresi. I ragazzi hanno lavorato alla stesura di un decalogo per l’organizzazione di eco-feste ed eventi da distribuire alle amministrazioni comunali elbane e quest’anno hanno coltivato un sogno, che consiste nella realizzazione dei negozi leggeri, ovvero con prodotti privi di imballaggi di plastica. «Sono i ragazzi, a volte i bambini – racconta Mazzantini – a coinvolgere e a spingere i genitori».

ASILO PLASTIC FREE

La sensibilizzazione fatta nelle scuole è arrivata fino alle famiglie. E spesso sono i più piccoli a dare le lezioni ai grandi. È quello che è successo alla scuola d’Infanzia di San Giovanni, a Portoferraio. I piccoli hanno trasformato l’asilo nella prima scuola pubblica dell’Elba “Plastic Free”. Non solo, ma San Giovanni risulta essere tra le prime scuole d’infanzia in tutta Italia a ufficializzare, con il patrocinio di Legambiente, un innovativo progetto di grande valore e attualità intitolato “Plastica buuu! ” , che punta ad eliminare completamente l’uso di plastica monouso nella scuola.

I bambini dell'asilo di San Giovanni (foto gio' Di Stefano)

DALLA VALTELLINA ALL'ELBA

Chi avrebbe mai puntato un euro sul modello Elba per una battaglia ambientale su scala globale? In pochi, sinceramente. Anche perchè in passato l’isola è riuscita di rado a oltrepassare il canale con una voce chiara e unitaria. «E invece sulla plastica sta succedendo qualcosa di notevole – termina Mazzantini – siamo un esempio da seguire, basti osservare la portata che i post che pubblichiamo su Facebook hanno su scala nazionale». Ma non sono i social a offrire lo spunto più divertente. Ci sono consiglieri comunali che contattano il Cigno Verde dell’isola d’Elba per avere le ordinanze anti plastica emesse dai Comuni elbani. L’ultimo consigliere in ordine di tempo si è manifestato dalla Valtellina. «Fosse solo questo – ride Mazzantini – nei prossimi giorni saremo a Rispescia per spiegare come si fa una campagna anti-plastica a un gruppo di ambientalisti arrivati dall’Iran. Ormai siamo internazionali».