Aferpi, ogni mese mezzo milione di stipendi in meno

Con la decurtazione della cig in Aferpi ripercussioni sui consumi. Azienda e sindacati cercano strumenti di integrazione del reddito

PIOMBINO. È fissato per lunedì l’incontro tra azienda e sindacati per cercare un accordo sulla cassa integrazione in Aferpi, dopo l’esclusione dei lavoratori piombinesi dal nuovo decreto. Di fatto cessa così quella forma di integrazione salariale che assicurava tra i 200 e i 300 euro mensili in più ai lavoratori rispetto alla normale cassa integrazione.

L’accordo che cercano i sindacati mira a salvare questa cassa integrazione speciale sino alla fine dell’anno, con la disponibilità dell’azienda già manifestata ad anticipare la cassa integrazione e a usare ferie e permessi per limitare il danno economico per i dipendenti.


Da gennaio invece i sindacati puntano a un’intesa che preveda formazione e maggiori rotazioni, mentre le ferie saranno spalmate sui 12 mesi. Ma per tutto ciò ovviamente occorrrerà più lavoro in fabbrica, cioè una continuità produttiva che non riguardi solo il treno rotaie (fermo tra l’altro sino a fine mese) ma che contempli anche il tve – che verrà riavviato il 20 – e da gennaio il treno barre.

Il problema economico dei lavoratori ovviamente avrà altre ripercussioni sui consumi e sulla già indebolita economia cittadina: basti pensare che facendo una media di 250 euro a testa di decurtazione, si arriva complessivamente a mezzo milione di euro in meno di stipendi ogni mese.

Così a questo punto la convocazione del 16 novembre al ministero «è di fatto un esame congiunto – dice l’Uglm – per l’espletamento di una procedura. Per questo riteniamo che un confronto col Governo sia necessario in merito sia agli ammortizzatori che ad altre problematiche legate al futuro del nostro sito. «Ma che fine faranno i soldi del decreto autorizzato e concesso ad Aferpi con scadenza a dicembre – si domanda l’Uglm – che seppur esaurito nel monte ore non lo è altrettanto per la parte economica? Tali risorse perché non vengono utilizzate per compensare la perdita economica del nuovo ammortizzatore?». Comunque per l’Uglm «occorre chiedere anche alla Regione di farsene carico, come in passato fu col 10% sui contratti di solidarietà».