Magona, entro dicembre il parere dell’Ue. Ma gli investimenti sono un’incognita

Un impianto della Magona (foto Paolo Barlettani)

Sarà un autunno caldo per la siderurgia di Piombino: sul fronte ex Lucchini cresce l’attesa in vista del vertice di mercoledì al ministero per il rinnovo degli ammortizzatori sociali

PIOMBINO. Sarà un autunno caldo per la siderurgia di Piombino. Da oggi alla fine del 2018 si delineerà il futuro dei due principali siti produttivi della città. Da una parte la Magona appena finita nell’orbita della società anglo indiana Liberty House Steel, dall’altra l’ex Lucchini, passata nelle mani del colosso indiano Jsw di Sajjan Jindal.

Pochi mesi per giocarsi due partite delicate, su un filo dell’equilibrio ancora precario tra la sospirata ripresa e lo stallo a lungo sperimentato in questi anni dai piombinesi.

Magona, i prossimi passi
Venerdì 12 è stata ufficializzata l’offerta vincolante per l’acquisto dello stabilimento Magona da parte della società britannica Liberty House Steel, parte del gruppo GfG Alliance dell’uomo di affari indiano Sanjeev Gupta. La fabbrica di Piombino, che produce circa 580mila tonnellate annue di prodotti piani con una forza lavoro di circa 470 unità, è stata inserita nel pacchetto assieme ai siti di Skopje (circa 500 addetti) e Galati (circa 5mila unità lavorative). Liberty punta a chiudere l’acquisizione anche del sito di Ostrava, nel quale lavorano poco meno di 6mila addetti. Per iniziare ufficialmente la nuova avventura, il gruppo anglo indiano dovrà tuttavia passare l’esame della Commissione Europea, chiamata ad approvare la transazione (in caso contrario sarà riaperta la procedura di cessione di Arcelor Mittal).

Ecco gli step. Entro 3-5 settimane dovrebbe arrivare il pronunciamento della Commissione europea. Prima di questo, tuttavia, l’azienda illustrerà i dettagli dell’offerta e del progetto industriale ai sindacati locali e al comitato aziendale europeo che, quindi, produrranno un parere motivato, anche se non vincolante. Il via libera della Commissione europea apparecchierà la tavola per il closing che tuttavia dovrebbe verificarsi solo nel 2019, tra gennaio e febbraio.

Il nodo investimenti
Da oggi fino all’inizio del 2019, quindi, gli operai di Magona resteranno sospesi tra speranze e incognite. «Il timore più grande è di essere marginali – racconta Claudio Bartolomei (Rsu Uilm) –, il sito piombinese è il più piccolo tra quelli inseriti nei due pacchetti. Vogliamo vedere il loro piano. Questo stabilimento ha bisogno di investimenti. Restare così non può andarci bene. Serve avere di nuovo il decapaggio per tornare a produrre coils in linea con le esigenze del mercato. Una delle linee di verniciatura è ferma, così come la zincatura due, nonostante ci sia una buona richiesta del mercato. Inoltre non è mai partito il progetto della zinco-verniciatura sulla cinque che potrebbe rendere la fabbrica più funzionale».

Aferpi, il nodo ammortizzatori
Se Magona spera di avere a breve un nuovo proprietario, l’ex Lucchini già da mesi è in mano al colosso indiano Jsw. Gli ammortizzatori in scadenza sono il problema più urgente, che sarà affrontato mercoledì nel vertice con il ministero del lavoro. A fine dicembre, infatti, scadrà la cig speciale, ma in realtà l’ammortizzatore è già reso inefficace dallo sforamento del monte ore verificatosi in seguito alla scarsa attività nel periodo Cevital. Il risultato? Gli operai che non sono al lavoro, utilizzano le ferie arretrate.
«Sappiamo che l’azienda si sta muovendo con la Regione per chiedere la cig in deroga – racconta Lorenzo Fusco, segretario Ulm – ma è uno strumento non adeguato economicamente (gli operai ci perderebbero più di 200 euro mensili) e per i tempi lunghi di riscossione. Vogliamo una soluzione diversa e più stabile per i lavoratori. Ma siamo al buio, non sappiamo cosa ci verrà proposto».

Ripresa complicata
Rfi ha assegnato a Piombino solo uno dei 5 lotti di rotaie, per un totale di 184mila tonnellate di rotaie da lavorare in 36 mesi. Non è scontato che la commessa sia in grado di assicurare la continuità produttiva del treno rotaie fino a dicembre, quando è prevista la fermata dell’impianto che ripartirà a gennaio. Tra il 20 e il 30 ottobre è attesa una nave che rifornirà il treno vergella, la cui ripartenza è prevista per il 5 novembre. Il Tmp, invece, riprenderà la marcia solo nel 2019.
«Dalla commessa di Rfi ci aspettavamo una fornitura più lauta, inutile giraci intorno», spiega Fusco. Altro problema è il prezzo alto dei semiprodotti in arrivo dagli stabilimenti Jsw. Costano molto e rischiano di essere un peso.