Amianto, alla Camera una risoluzione per riaprire i termini delle domande

Le acciaierie viste dal porto (foto Paolo Barlettani)

La richiesta dell’Anmil di Taranto è in Commissione Lavoro e potrebbe favorire 300-400 uscite anticipate in Aferpi

PIOMBINO. Già una volta l’Ilva ha fatto da battistrada all’intervento del legislatore per l’erogazione dei benefici contributivi da rischio amianto. Quei contributi in più che hanno permesso anche a centinaia di metalmeccanici piombinesi di lasciare la fabbrica in anticipo.

Potrebbe accadere di nuovo. L’Anmil di Taranto ha chiesto la riapertura dei termini per la presentazione delle domande. Procedura che, se approvata, avrebbe naturalmente validità nazionale.


La richiesta dell’Associazione mutilati e invalidi del lavoro del capoluogo pugliese ha fatto un primo passo, trasformandosi in una risoluzione presentata alla Camera in Commissione Lavoro. L’atto proposto dai Democratici è stato caldeggiato anche da altre forze politiche presenti in commissione, (Cinque stelle, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia), ed ora è al vaglio dell’organismo istituzionale che nei prossimi giorni ascolterà i rappresentanti di Inps e Inail.

Nell’audizione potrebbero essere individuati i soggetti interessati e i potenziali costi conseguenti.
«In sostanza, - ha dichiarato il presidente Anmil Emidio Deandri alle agenzie - si tratterebbe di riconoscere un diritto a lavoratori rimasti esclusi dalla chiusura dei termini, ovvero il 15 giugno 2005. Allargare la platea di chi rientra nella normativa a salvaguardia delle patologie asbesto-correlate, è una battaglia di civiltà».

La necessità di mettere mano alla normativa nasce anche da altri elementi, sottolineati a inizio 2017 dai sindacati nel contesto più generale della vertenza Aferpi. Reparti tagliati fuori dalle linee guida ministeriali sul rischio amianto o trattati in maniera disomogenea: una nuova legge permetterebbe di sanare situazioni contraddittorie. Anche perché, di fatto, in molte zone dello stabilimento le bonifiche non sono mai partite. E questa può essere una pietra di paragone utile.

La legge aveva stabilito che l’esposizione a questa materia così pericolosa sarebbe tecnicamente finita con l’avvio del risanamento. Spesso, avvenuto soltanto in modo formale. Al momento, la possibilità che si materializzino nuovi scivoli pensionistici non c’è. Salvo sorprese nel cammino imboccato da Anmil.

Sotto traccia qualche ragionamento torna a farsi strada anche a Piombino. Secondo stime sindacali di qualche mese fa, l’eventualità potrebbe riguardare almeno tre-quattrocento lavoratori, assunti negli anni 78-80 più o meno, che ad oggi potrebbero avere i requisiti. Un centinaio sarebbero della cokeria. Su quel reparto la bonifica certificata ferma il tempo di esposizione al 1999 e non al 2003 come in altre parti della fabbrica. In acciaieria, per esempio. Già così sarebbero recuperabili 4 anni.

Tutto più che prematuro, comunque. Perché sopra a tutto ci sono la necessità di una legge specifica e le coperture. I quadri normativi precedenti hanno fatto registrare un progressivo deterioramento delle condizioni per ottenere i benefici pensionistici. Il coefficiente iniziale dell’uno e 50 prevedeva per ogni anno di esposizione (almeno 10 e un giorno), 18 mesi di copertura contributiva. Nel 2005 il governo Berlusconi lo ridusse a 1,25. In molti casi, su questa base, i contenziosi legali hanno portato ad ottenere gli anni mancanti al raggiungimento dei 40 di anzianità. Con riflessi, comunque positivi, sull’assegno mensile. —