Tornano a casa altri dipinti della chiesa di San Giacomo

Da settembre 2017 sono rientrate dal restauro di Firenze già sei preziose opere Il tre agosto la presentazione ufficiale. C’è da individuare la sede dell’esposizione 

PORTO AZZURRO. Sono ritornati a casa altri dipinti risalenti al XVII e XVIII secolo provenienti dalla chiesa di San Giacomo all’interno della cittadella carceraria. Ne dà notizia il presidente del consiglio comunale Fabrizio Grazioso, che già lo scorso anno aveva curato, in collaborazione con la Soprintendenza di Pisa e Livorno, il restauro delle opere pittoriche e predisposto le pratiche del rientro post-restauro. Grazie all’amministrazione longonese che è riuscita a portare avanti il suo impegno nella salvaguardia e nel recupero del patrimonio artistico spagnolo. «Da settembre 2017 – ha detto Fabrizio Grazioso - sono già sei le opere che abbiamo riportato a casa». In questi giorni si sta valutando la loro ubicazione e la loro sistemazione a uso e consumo della comunità e di tutti coloro che le vorranno ammirare. Intanto il 3 agosto, assieme alla Soprintendenza, i quadri saranno presentati ufficialmente e in quello stesso periodo verrà inaugurato un centro di esposizione permanente. Non è escluso, per esempio, che dopo il restauro della chiesa di San Giacomo al Forte, che queste vengano riportate dove per secoli sono rimaste. Tutto, però ancora da vagliare. Fabrizio Grazioso, che ha ricevuto dal sindaco anche la delega alla Cultura, ricorda che tutte le opere, fino al 2014, erano custodite all'interno della chiesa spagnola, dentro all’istituto penitenziario. A salvarle dal degrado fu il funzionario della Soprintendenza Amedeo Mercurio. Poi la lunga ricerca di fondi e scuole di restauro. Alla fine fu scelta la Scuola americana d’Arte (Saci) di Firenze. Il suo capodipartimento era Roberta Lapucci, la restauratrice che da tempo lavora sull’Elba ed era già intervenuta con successo su altri reperti restituiti alla memoria collettiva. Dallo scorso anno l'impegno del Comune ha facilitato la via del rientro e la ricerca si è allargata su più fronti. Insomma «un traguardo importante finalmente raggiunto – ha commentato Maurizio Papi, sindaco di Porto Azzurro –. È la storia, la nostra storia che rientra».

Adesso ne manca soltanto uno: il “San Giacomo a cavallo”, un’opera pregevole e di grandi dimensioni. La speranza di Mercurio è che entro primavera si possa ultimare il restauro. Tutte le sei tele, collocabili stilisticamente nell’ambito delle scuole pittoriche fiorentine, sembrerebbero elargizioni dalla Corte Granducale e commissioni private degli stessi governatori in reggenza al Forte. «Una soddisfazione – aggiunge sempre Fabrizio Grazioso - che vorrei condividere con tutto il paese. Adesso abbiamo le carte in regola per allestire un vero e proprio Centro di interpretazione della città aperto non solo nella stagione estiva. È chiaro che la valorizzazione del patrimonio artistico parta proprio da qua. A farne da cornice, tutta la serie di eventi a tema storico che dal prossimo 25 luglio mostreranno nei dettagli come era la Longone del Seicento». L.C.. —