Violenza, chiedono aiuto 40 donne ogni anno

Nella maggior parte dei casi le vittime sono italiane Solo 12 denunce alle forze dell’ordine per maltrattamenti

PIOMBINO

Ogni anno sono una quarantina. Si rivolgono al Centro donna perché vittime di violenza in forme diverse. Spesso in famiglia.


È un lavoro di rete, quello che svolge la struttura di via Lerario. È attiva da vent’anni. Nacque sulla spinta di un movimento delle donne che, con l’Udi, aveva già anticipato una risposta autonoma e autogestita.

La cronaca dice che c’è bisogno di farla conoscere meglio, questa realtà. Perché si possono intercettare altre necessità.

Ascolto telefonico, colloqui, consulenze psicologiche e legali, orientamento verso i servizi territoriali ed eventualmente verso case rifugio. Donatella Pagliacci, direttrice della Società della salute Valli degli Etruschi, insiste sull’importanza del fare squadra. Tra centri e centri (sono anche a Cecina e a Portoferraio, coordinati da Gianna Battini), tra questi e le strutture sociosanitarie. Aggiungendo, se occorre, le forze dell’ordine.

Massima autonomia delle donne nel decidere se affrontare o meno il problema attraverso le vie d’uscita che lo staff (tutte donne, a partire dalla responsabile, Eliana Ghini) propongono. E massima riservatezza. Ci siano o meno minori di mezzo.

Gli stessi accessi al pronto soccorso con il cosiddetto codice rosa (anche se si tratta di bambini e anziani) avviene in modo protetto, in spazi dedicati che a Villamarina si pensa di potenziare.

Capita che le vittime si presentino in ospedale con chi le maltratta. Bisogna allontanarle, per capire. Le operatrici del Centro riescono a percepire molto dai comportamenti. Dagli sguardi e dai silenzi.

Anche sulla denuncia è la persona a decidere. Sapendo che può trovare un’uscita. Ma a volte non basta ad andare avanti.

Nella relazione 2017 si legge che le 39 donne che si sono rivolte al Centro piombinese, in 24 casi lo hanno fatto da sole. Negli altri casi, il contatto è passato dalle forze dell’ordine, da associazioni, dal pronto soccorso e dalle assistenti sociali. E dal 1522, il numero telefonico attivo in tutta Italia.

Nella documentazione prodotta dalla cooperativa Arcobaleno che gestisce in convenzione la struttura, si vede che sempre nel 2017 la fascia prevalente d’eta delle utenti, in 14 situazioni, oscilla tra i 40 e i 49 anni. In 12 tra i 30 e i 39.

In maggior parte (29 su 39) si tratta di italiane, in 7 casi di extraeuropee e in 3 di originarie Ue.

Per 15 donne, l’aggressore è stato il marito, in 9 l’ex marito. In 4 il partner convivente e in altrettanti il partner non convivente. E ancora, il padre (2), il figlio (3), un conoscente (3), la madre (2), un parente (1).

La violenza riferita è di natura sessuale in 2 casi, fisica in 23, psicologica in 34, economica (mancato sostentamento anche come arma di ricatto) in 25. Cinque gli stalker. Figli minorenni che hanno assistito alla violenza sono stati 43, 17 i maggiorenni. Solo 12 donne hanno sporto denuncia mentre una l’ha ritirata.

L’attività del centro si sviluppa anche sul fronte culturale, con gli studenti e con progetti di cui si occupa con una passione evidente, Elisa Maggi. –