Acciaierie Piombino, la firma non c'è: Jindal ha preso tempo - Video

"Gli indiani hanno chiesto tempo per effettuare alcuni approfondimenti circa i termini dell'intesa". A spiegarlo è stato il governatore toscano Enrico Rossi in merito al passaggio di Aferpi da Cevital a Jindal per il quale tarda ad arrivare il sì dall'India per la chiusura dell'accordo

Vendita Aferpi, il ministro Calenda fa il punto sull'operazione-Jindal

PIOMBINO. La firma era attesa per questa mattina ma ancora non c’è. Cevital e Jindal south west hanno trovato un’intesa per il passaggio di proprietà degli asset della ex Lucchini. Il gruppo algerino è pronto a cedere l’intero sito produttivo di Piombino (oggi controllato dalla società Aferpi) agli indiani.

L’accordo (giuridicamente si dovrebbe trattare di una lettera d’impegno) dovrà ora essere ratificato dai rispettivi Consigli di amministrazione e sarà necessaria una due diligence, che richiederà circa tre settimane di tempo. Un accordo annunciato ma che ancora non è stato formalizzato. Calenda venerdì durante la riunione al Mise si era presentato con una bozza di istanza di ammissione all’amministrazione straordinaria già in tasca, ma con l’obiettivo di favorire un accordo tra Jsw e il gruppo algerino.

Lo scetticismo dei lavoratori in attesa di conoscere il piano

"Gli indiani hanno chiesto tempo per effettuare alcuni approfondimenti circa i termini dell'intesa". Così il governatore toscano Enrico Rossi in merito al passaggio di Aferpi da Cevital a Jindal per il quale tarda ad arrivare il sì dall'India per la chiusura dell'accordo. Il presidente toscano, che era al Mise a Roma per l'attesa firma, si è detto "ancora fiducioso circa l'esito positivo della trattativa".

Per il passaggio di Aferpi da Cevital a Jindal "aspettiamo arrivi la firma" del gruppo indiano. Lo ha spiegato anche il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.

Alla domanda se ci siano rischi per l'operazione, Calenda ha risposto: "spero non ci siano ma ci vuole prudenza, finché non vedo la firma ci sono sempre rischi." Calenda ha poi lasciato il ministero diretto a Piombino.

"Con il governatore della Toscana Rossi - ha proseguito Calenda - abbiamo atteso la firma da parte di Jindal, che per era in Corea del Sud e sta rientrando in India dove deve riunire il board. Loro hanno in mano il documento firmato dall'Algeria. Aspettiamo arrivi la firma".

Gli indiani  avrebbero chiesto tempo per effettuare alcuni approfondimenti circa i termini dell'intesa - ha spiegato Rossi - e quindi in Italia si resta in attesa di vedere una firma che al momento non  ancora stata apposta su un pre accordo che giovedì sera, a tarda ora italiana, era stato chiuso. Ma a quell'ora in Corea era notte fonda e Sajjan Jindal è difficile da contattare".

Il testo inviato in India ieri sera, si spiega ancora in una nota, era quello concordato tra i referenti italiani delle due società, un risultato che il presidente della Regione Toscana continua a ritenere "estremamente positivo e importante per il futuro di tanti lavoratori".

"Mi dicono: i miei nonni votavano comunista, i miei genitori anche e anche io l'ho fatto". Ma io voglio dire a queste persone:"ma se i comunisti ti chiudono le fabbriche, se ti mettono due dita negli occhi, non puoi forse pensare che  venuto il momento di cambiare idea?'". Così Matteo Salvini nel suo intervento a Livorno in una frase dove ha alluso alla 'tradizione comunista' della città e dove ha ricordato "i problemi di deindustrializzazione delle acciaierie di Piombino e del porto di Livorno" entrando nel dettaglio sul caso acciaierie.

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"Forse puoi cambiare idea - ha anche detto Salvini - se ti chiudono le fabbriche a Piombino e le portano altrove, magari in Polonia.Non vorrei che qualcuno a Piombino prendesse in giro gli operai - ha detto ancora Salvini -. Se a Piombino ci dovesse essere l'ennesima presa in giro per gli operai delle acciaierie, lo Stato deve intervenire perch lo Stato sono i cittadini, per la difesa dell'azienda, dell'acciaio, e dell'occupazione, che son cose fondamentali. Se non ce la fa il privato, deve intervenire lo Stato".

"L'annuncio dell'accordo con l'indiana Jindal sull'ex Lucchini di Piombino, non  è soltanto una trovata elettorale,  l'ennesima presa in giro di un partito che, dopo avere giocato tutte le carte, ha deciso di barare".  Ha affermato invece il candidato alla Camera in Toscana per il centrodestra Mario Lolini.

"Noi non ci crediamo chiediamo certezze - aggiunge in una nota -: vogliamo capire e conoscere il piano industriale, vogliamo sapere le reali intenzioni della nuova proprietà, vogliamo sapere quando gli operai potranno tornare al loro posto di lavoro. Quando sapremo questo, forse crederemo a questa notizia". Per Lolini, "la faccia tosta del Pd non ha eguali, di solito, figuriamoci in campagna elettorale. Capisco la disperazione di chi brama consensi in una realtà come quelle piombinese, dove il partito che governa questa regione uscirà giustamente punito dalle urne".