Antiossidante e afrodisiaco le mille qualità del Crocus

Le piante di zafferano pronte per l’essiccamento

La pianta coltivata all’Elba non finisce mai di stupire per le sue proprietà

LACONA (ELBA). Ottimo in cucina, ricco di proprietà per la salute. Lo zafferano incuriosisce e non finisce mai di stupire. Sara Esposito a Lacona produce zafferano e potrebbe arrivare a coltivare anche una pianta autoctona, d’intesa con il ricercatore Donato Creti e l’Università di Pisa (che stanno studiando se tale pianta isolana è coltivabile). Ma la scoperta avrà un futuro? Esiste infatti un rischio estinzione per fattori ambientali negativi. Lo zafferano è una spezia preziosa, un grammo costa anche fino a 50 euro, come l’oro e più; per avere un chilo di prodotto occorrono 250 mila fiori e 600 ore di lavoro.

È utilizzato in cucina per arricchire il sapore di varie ricette, tra cui il risotto alla milanese e la paella spagnola e dà il tipico color giallo agli alimenti. Ha pure effetti positivi sulla salute: è un antiossidante e antitumorale, stimola la mente e pare rallentanti i processi degenerativi dell’Alzahimer, cura l’umore ed è un afrodisiaco, ma va limitato il consumo a 2 grammi al dì. Lo zafferano isolano, Crocus ilvensis, che è stato recentemente descritto come specie distinta dai ricercatori Angelino Carta e Lorenzo Peruzzi dell’Università di Pisa, dipartimento di biologia, i quali hanno anche identificato come specie prossima lo zafferano etrusco, Crocus etruscus. Il docente Carta fa notare che «attualmente non sono noti usi pratici della pianta isolana, ma bisogna soprattutto ricordare che ogni sperimentazione condotta in natura è vietata, perché la raccolta di qualsiasi parte della pianta e il danneggiamento degli individui, porterebbe alla perdita di questo prezioso elemento identitario dell’Elba. Sono tuttavia in corso studi di propagazione fuori dall’ambiente naturale volti a valutare il potenziale impiego della specie, soprattutto per ricavarne la spezia. Per questo motivo stiamo facendo incoraggianti analisi fitochimiche, tuttavia per un primo raccolto è necessario attendere ancora qualche anno, quando le piante matureranno e saranno in grado di fiorire».

La specie è perlopiù inclusa nel Parco nazionale arcipelago toscano, ma nonostante il sistema di protezione è a rischio di estinzione a causa del costante declino della qualità degli habitat. Infatti l’abbandono dei boschi di castagno, sta determinando un progressivo ingresso del leccio con conseguente diminuzione dell’irraggiamento solare. Ma soprattutto si registrano drammatiche riduzioni locali e oscillazioni interannuali del numero di individui causate dal pascolamento di ungulati alieni, come mufloni e cinghiali. Abbiamo messo però semi della specie elbana nella nostra banca del germoplasma del dipartimento di biologia e piante adulte sono coltivate presso l’orto botanico di Pisa e presto anche all’Orto dei Semplici di Rio».(s.b.)

La guida allo shopping del Gruppo Gedi