Cave di Campiglia, dieci anni per tre milioni di metri cubi

Gli impianti di Cave di Campiglia

Ecco cosa prevede, nei dettagli, il nuovo “piano di coltivazione” fino al 2028. Sarà mantenuta l’occupazione, l’estrazione è la stessa prevista dal 2002

CAMPIGLIA. Il dibattito su Cave di Campiglia, botta e risposta che va avanti da settimane, fra Comitato, Amministrazione e dirigenza, rischia di far perdere di vista i tratti essenziali della questione. Un quadro che poi può portare a critiche di ogni genere, ma che va riportato nei confini dei fatti essenziali.

Prima delle varianti Cave di Campiglia (proprietà di Belfin di Venturina e del colosso Unicalce, di Lecco, il presidente è l’ex sindaco Lorenzo Banti) aveva un piano di coltivazione (quindi di estrazione) approvato nel 2002 di 8,5 milioni di metri cubi, di cui 1,8 di sterile e il resto di microcristallino. Il piano scadeva nel 2018. Gli ultimi dieci anni di crisi, compresa la chiusura delle acciaierie, però, hanno portato a estrazioni minori, tanto che al momento siamo a poco più di 5 milioni.

A fine 2016 la società ha quindi chiesto un tavolo di crisi, per affrontare la situazione, anche perché i minori ricavi avrebbero portato a una riduzione di organico, ora di circa 40 persone. Erano una decina i posti a rischio.

Vista anche la necessità per l’industria toscana di microcristallino, destinato in particolare alla produzione della Solvay, del vetro e alla farmaceutica e non riproducibile artificialmente, la Regione ha aperto il tavolo, al quale la società ha chiesto di poter concludere quanto previsto dal piano originario, cioè di estrarre i 3 milioni di metri cubi mancanti. Al termine dei lavori la richiesta è stata sottoposta a Via (Valutazione d’impatto ambientale) ed ha avuto il via libera.

Il nuovo piano di coltivazione, peraltro agli atti della Via, quindi pubblico e consultabile, tanto che le osservazioni sono state molte, dice che i tre milioni di metri cubi saranno estratti in 10 anni (quindi con scadenza 2028) e che saranno solo di microcristallino, quindi non più lo sterile. Sono previsti anche i ripristini (riporto di terreno e piantumazioni) delle aree scavate.

Il nuovo piano consente di mantenere tutta l’occupazione e anche di fare investimenti (per 1,5 milioni) per nuove attrezzature e macchinari, oltre che per un’innovazione del prodotto.

Per consentire altri dieci anni di coltivazione il Comune, dopo il tavolo regionale, ha fatto una variante al piano regolatore e al regolamento urbanistico, visto che nelle precedenti previsioni era indicata la data del 2018. Nel nuovo piano di coltivazione, con scadenza 2028, è indicato che la società non potrà estrarre un metro cubo in più rispetto alle previsioni originarie del 2002 e occupare altro territorio.

Per quanto riguarda i rapporti col Parco confinante, peraltro realizzato anche con il finanziamento dei vecchi proprietari delle Cave, che contribuirono all’acquisizione dei 200 ettari su cui si estende, è prevista una convivenza che, a quanto dicono i numeri delle presenze, al momento non ha impedito la crescita costante dei visitatori.