In due a dire messa: arrivano i carabinieri

La chiesa di Sant’Antonio Abate a Riotorto (foto Paolo Barlettani)

Don Choinsky, ex parroco di Sant’Antonio Abate, voleva concelebrare ma don Bakina glielo ha impedito. Sconcerto tra i fedeli

RIOTORTO. Due sacerdoti che litigano in chiesa su chi deve celebrare messa nella domenica delle Palme. È quanto è successo domenica 9 aprile sotto gli occhi degli sconcertati fedeli alla chiesa di Sant’Antonio Abate, a Riotorto, dove la discussione è durata a lungo fino all’intervento dei carabinieri di Venturina, avvisati dell’episodio da qualcuno dei parrocchiani presenti, e poi di don Mario Magni, amministratore della parrocchia, da tempo “commissariata” dal vescovo Carlo Ciattini.

Protagonista don Waldemar Choinsky, sacerdote polacco che alcuni anni fa provocò nella comunità riotortese grandi polemiche, segnalazioni alla curia, una petizione con 300 firme per chiedere (invano) l’intervento dell’allora vescovo Giovanni Santucci: don Waldemar infatti aveva stilato una lista con 87 peccati da cui guardarsi e, nel caso, da confessare immediatamente, consegnata ai bambini che frequentavano il catechismo per prepararsi alla cresima.


Rimosso dal suo incarico don Waldemar è rimasto comunque “a disposizione” della curia, sostituito ormai da tempo da don Jacques Bakina, sacerdote proveniente dal Camerun.

E con lui ieri mattina è scoppiato il diverbio. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri (non ci sono denunce, i militari solo con la propria presenza sono riusciti a riportare la calma) l’ex parroco di Sant’Antonio Abate domenica si è presentato con l’abito talare quando in chiesa era già presente il suo successore. Così don Choinsky ha detto a don Bakina che intendeva concelebrare la messa, visto che non solo era la domenica delle Palme, ma si ricordava un parrocchiano scomparso, amico del prete polacco.

Don Jacques ha tentato di spiegargli che non era possibile, perché per la concelebrazione serviva l’autorizzazione del vescovo. Ma don Waldemar pare non se ne sia dato per inteso e così ha continuato a sostenere le proprie ragioni. Tutto ciò di fronte ai fedeli, attoniti e sempre più sconcertati per quanto accadeva sotto i loro occhi.

La chiesa ha iniziato svuotarsi, ma qualcuno intanto aveva avvertito i carabinieri, qualcun altro don Mario Magni.
La situazione si è risolta solo all’arrivo dei carabinieri, quando il sacerdote polacco si è arreso.

Il parroco camerunense quindi ha celebrato la messa, ma in chiesa a quel punto erano rimasti solo pochi fedeli.
Ovvie e immediate le polemiche in paese, dove non si è persa la memoria di quel “Bignami dei peccati”, così come venne ribattezzato nel 2009 dai parrocchiani riotortesi, ultima goccia di un rapporto decisamente problematico tra i fedeli e il parroco polacco.

Don Waldemar tra l’altro all’epoca era punto di riferimento per i Gruppi carismatici della Toscana, che applicano in maniera rigida i dettami del Vangelo e della Chiesa cattolica, ma si era segnalato anche per quella che definì la sua «quotidiana battaglia contro il demonio».

Nella lista degli 87 peccati c’era un po’ di tutto, dalla masturbazione, all’uso della pillola del giorno dopo, passando per zoofilia, lavoro domenicale, fornicazione. Temi, al di là delle opinioni, giudicati dai più non proprio adatti ai giovanissimi cresimandi. <QM>(cloz

La guida allo shopping del Gruppo Gedi