La Moby Lally cambia nome, ribattezzata Baby Two

I lavori per il cambio di nome della Lally

I marittimi della Balena Blu stanno ridipingendo le fiancate della nave. Solo pochi mesi fa la Toremar ha trasformato l’Aethalia nella Stelio Montomoli

PORTOFERRAIO. Dopo l’Aethalia è il turno della Lally. A distanza di pochi mesi cambia il nome di un altro traghetto impegnato sulla rotta tra Portoferraio e Piombino. La nave della compagnia Moby Lines di proprietà della famiglia Onorato si chiamerà Moby Baby Two.

In queste ore i marittimi della compagnia di navigazione elbana stanno lavorando alla modifica del nome e provvedendo così a ridipingere il traghetto, attualmente fermo in banchina a Portoferraio.
I lavori sul porto non sono passati inosservati ad alcuni passanti che hanno segnalato il cambio di nome in corso.

La Lally è una delle navi storiche della flotta di Moby Lines che, assieme a Toremar, garantisce i collegamenti marittimi con il continente anche nei mesi invernali. La nave, varata presso gli Schichau Seebeckwerft AG di Bremerhaven (Germania) nel 1974, con il nome di Kattegat II, è stata impegnata per anni nel mare del Nord. È stata acquistata e sistemata dalla Balena Blu nel 2000. Il nome Lally è riconducibile all’ex moglie di Vincenzo Onorato, Lara Ciribì (ne era il soprannome).

Il cambio di nome del traghetto della Balena Blu difficilmente farà scalpore e genererà le stesse polemiche che si sono sollevate alcuni mesi fa quando la compagnia Toremar decise di cambiare il nome dell’ammiraglia Aethalia, ormai ribattezzata “Stelio Montomoli” in onore dell’ex presidente della compagnia di navigazione morto nel giugno dello scorso anno.

Il cambio del nome storico Aethalia (il nome arcaico di Elba) non è stato preso bene da parecchi elbani che non hanno perso l’occasione per esprimere il proprio risentimento nei confronti della proprietà di Toremar. In città sono stati persino fatti girare dei manifestini a lutto intitolati ad Aethalia.
C’è chi ha fatto notare come, per i marinai, cambiare il nome alle navi porti sfortuna. Ma, ormai è certo, sul porto di Portoferraio non c’è spazio per la superstizione.