Le bonifiche sono decisive per Piombino: "Ora basta ritardi"

L'assessore Federica Fratoni con il sindaco Rossana Soffritti

L'assessore Fratoni al convegno di Legambiente sui rifiuti industriali

PIOMBINO. Bonificare la zona industriale di Piombino, privandola dei materiali pericolosi presenti sul territorio. Riciclare la materia dei rifiuti e puntare, prima di tutto, al riuso. Limitare le estrazioni alle cave di Campiglia, tenendo presente il fabbisogno dei territori. Guardare all'impatto ambientale, per trasformare ciò che è diventato "un problema in un'opportunità" e per aprire alla possibile creazione di nuovi posti di lavoro. Ecco la molteplicità di temi, presentati da Legambiente, su cui si è incentrato il convegno svolto venerdì 1 al centro giovani di Piombino.

Organizzato dall'associazione ambientalista, l'incontro ha visto anche la partecipazione, tra gli altri, del sindaco di Piombino, Massimo Giuliani, della prima cittadina di Campiglia, Rossana Soffritti, di Valerio Caramassi, presidente di Rimateria, dell'assessora regionale all'ambiente Federica Fratoni e di Luciano Gabrielli, segretario Fiom Livorno.

Molte prospettive, un unico denominatore comune: limitare l'impatto ambientale degli scarti industriali favorendone il riuso. E preferendo il loro impiego rispetto al materiale estratto dalle cave di Campiglia. In questo senso, sottolinea Adriano Bruschi, presidente Legambiente Val di Cornia, è necessario che si tenga presente il fabbisogno che i territori hanno di quei materiali, prevedendo di conseguenza una maggior attenzione al riutilizzo.

«Noi chiediamo che si rivedano le quantità da estrarre - dice Bruschi -. Vogliamo sapere qual è il reale fabbisogno. La regione Toscana dovrebbe tener sempre presente che il futuro non è quello di continuare a scavare, ma è quello del riutilizzo di altri materiali».

Rossana Soffritti dice che esistono già molte norme che spingono in questo senso e sottolinea la posizione di primo piano che Campiglia detiene nell'orizzonte regionale. «Nel nostro Comune - sottolinea - è estratto più della metà del fabbisogno toscano, stiamo avviando un progetto innovativo e potremmo diventare un luogo di interesse nazionale. È necessario capire quanto materiale delle cave serve realmente alla Regione e come si può limitare l'impatto ambientale, ma servono progetti pubblici, il Comune non può essere lasciato solo».

Campiglia quindi è, con le sue cave, un punto nevralgico della prospettiva del riutilizzo. Anche se, per chiarezza, vanno distinte le cave di materiale di uso comune, quello per i riempimenti per capire, che potrebbe almeno in parte essere sostituito da prodotti riciclati, a quelle di microcristallino, uniche in Toscana, e fondamentali per molte industrie della Regione. Si tratta di un materiale che non può essere riprodotto in alcun modo, tanto che la stessa Regione le considera fondamentali.

Ma, se consideriamo l'aspetto delle bonifiche, in primo piano c'è Piombino, con le sue aree industriali. Massimo Giuliani dice che per la città il nuovo modo di fare economia: «È verde. L'ambiente siderurgico sarà reinterpretato per raggiungere uno sviluppo sostenibile». L'obiettivo è il pieno raggiungimento di quella che si chiama economia circolare, cioè del cerchio produzione, utilizzo e riuso. Su questo e sul tema delle bonifiche Federica Fratoni dice che l'unica via per Piombino è quella della limitazione dell'impatto ambientale, «Perché la trasformazione del polo industriale della città offre la possibilità di un nuovo sviluppo economico. E in questo ambito le bonifiche a livello industriale sono fondamentali. Sono sicura che per Piombino il recupero è un'opportunità».

Ma i procedimenti di bonifica, che aprono la strada al riuso, porteranno nuovi posti di lavoro? Su questo punto Luciano Gabrielli, segretario Fiom Livorno, è pessimista. «La mia paura - dice - è che alla fine le bonifiche degli impianti non si facciano. E, ad ogni modo, oltre alle importanti opere di bonifica, per quanto riguarda l'occupazione è necessario guardare al più lungo periodo. Si devono realizzare i progetti annunciati». La preoccupazione legata ai posti di lavoro è stata espressa anche da quanti hanno protestato prima dell'inizio del dibattito al grido "Avete rubato un anno. Noi vogliamo il lavoro».