Riccardo, sottufficiale nuotatore Si getta in acqua e sfida le onde

PORTOFERRAIO. Ha fama di essere un bravo nuotatore. Ieri mattina, Riccardo Taurelli, comandante della motovedetta CP 553, lo ha ampiamente dimostrato, portando in salvo un diportista cinquantenne...

PORTOFERRAIO. Ha fama di essere un bravo nuotatore. Ieri mattina, Riccardo Taurelli, comandante della motovedetta CP 553, lo ha ampiamente dimostrato, portando in salvo un diportista cinquantenne residente a Roma, che si era trovato in difficoltà mentre cercava di recuperare la sua barca ed era salito su uno scoglio a Sottobomba. In quel momento il vento di maestrale rendeva il mare mosso con onde alte anche tre metri. «Più di una quindicina di metri dal naufrago – continua ancora il comandante – non è stato possibile avvicinarci a causa della presenza di scogli affioranti dal mare. Abbiamo cercato in tutti i modi di dialogare con lui, ma appariva spaventato, con i vestiti bagnati addosso. Non riusciva a dire altro che chiedere aiuto». C’erano due emergenze cui far fronte. Da una parte salvare l’uomo isolato sullo scoglio e accerchiato dalle onde; dall’altra recuperare il natante che in effetti era in balia della corrente. A questo punto la decisione era una sola: tuffarsi in mare. Così Taurelli, tolta la divisa, si è buttato con il salvagente da offrire al malcapitato e la cima per essere poi tutt'e due trainati a bordo. «È stato difficile avvicinarmi al punto in cui si trovava il naufrago. Dovevo attendere l’onda lunga che mi spingesse verso terra e poi cercare di non essere risucchiato dalla risacca. Quando ho toccato lo scoglio in una zona in cui le onde me lo permettevano, ho detto all'uomo di scendere e buttarsi; ma lui non se la sentiva di farlo. L'ho invitato a togliersi i vestiti invernali che erano bagnati e che lo avrebbero ulteriormente appesantito, ma non mi ha dato retta. Alla fine, non so come è sceso lentamente dallo scoglio e si è immerso. Immediatamente è andato a fondo. A quel punto - continua - ho temuto il peggio. Mi sono immerso e sono andato a pescarlo sul fondo. Non c'è stato verso di infilargli il salvagente. Comunque si è tenuto a me ed io, attaccato alla cima, sono stato trascinato sulla motovedetta portandomi dietro anche lui facendo attenzione che avesse la testa sopra la mia spalla e potesse continuare a respirare». Un gesto coraggioso che il turista romano si ricorderà per sempre.