«Aferpi, ora basta con le promesse»

Sala gremita al Centro giovani per l’iniziativa di Minoranza sindacale e Campeggio Cig. Parodi unico sindaco presente

PIOMBINO. Al Centro Giovani 150 persone hanno partecipato all’iniziativa di Minoranza sindacale e Camping cig su “Siderurgia a Piombino: c’è un futuro? A quali condizioni?”. Certo, un po’ di addetti ai lavori, tanti pensionati, pochi lavoratori, ma una partecipazione che comunque è il segno di come il tempo che passa nell’attesa delle azioni di Aferpi e la crisi che ha steso il mondo dell’indotto, abbiano avvicinato sempre più persone ai dubbi che i due gruppi organizzatori propongono da tempo rispetto alla capacità di Aferpi di tornare a produrre acciaio e di ridare occupazione a tutti i lavoratori ex Lucchini e delle ditte. Dubbi illustrati da Paolo Francini e Paolo Luppoli con una selezione del piano industriale Cevital e del mancato rispetto dei tempi, accompagnati dalla proposta al ritorno a una massiccia mobilitazione.

In sala e al microfono pochi esponenti del mondo politico (il sindaco di Suvereto Giuliano Parodi, Daniele Pasquinelli dei 5 Stelle, Francesco Ferrari di Fratelli d’Italia). Proprio Parodi è stato molto duro con gli assenti, in particolare «con i sindaci e i rappresentanti delle istituzioni della Val di Cornia, che ancora non hanno capito che il problema non è solo di Piombino. Ma gravissimo è l’atteggiamento del Pd, che non solo non è qui a discutere con i cittadini ma fa sapere anche che stabilisce quali sono le assemblee “giuste” a cui partecipare e quali no. Per il resto dico che siamo stanchi di pacche sulle spalle, Cevital pensi solo a rispettare gli accordi».

Se Fim, Fiom e Uilm avevano annunciato che non avrebbero partecipato, ha portato un saluto invece il segretario nazionale dell’Ugl, Daniele Francescangeli. Ma al microfono è andato anche Graziano Martinelli, rsu Fiom di Aferpi. E il suo discorso come sempre non è stato banale, con parole che fanno intendere anche di come non sia azzardato definire «decisivo» questo momento. Per lui «se dopo sei anni dall’addio di Severstal siamo ancora qui tutti, cittadini, sindacati, lavoratori, è perché un filo comune ci unisce, la volontà di tornare a produrre acciaio, come abbiamo dimostrato dicendo no ad altri tipi di proposta. Ecco, io ribadisco che sono contrario ad andare il 19 a manifestare davanti al Mise (come chiedono Minoranza e Campeggio cig ndr). Ma dico anche che se il 19 a Roma non si capirà bene da Aferpi se si torna davvero a produrre acciaio, allora occorrerà andare a Palazzo Chigi e chiedere a Renzi di revocare l’accordo del 30 giugno».

Il nodo resta quello, e cioè se nell’incontro al ministero del 19 Aferpi annuncerà finalmente qualcosa in più del generico impegno all’acquisto del forno elettrico. Questo è quanto tutti si attendono per dare una prospettiva al progetto di Cevital che complessivamente, hanno ribadito gli organizzatori dell’iniziativa, «nella migliore delle ipotesi sarà completato tra 5 anni».

Fra le richieste ribadite di rispetto degli accordi siglati a Roma, di una politica industriale da parte del Governo (con Adriano Bruschi di Legambiente, che ha tracciato un quadro dettagliato della difficilissima situazione internazionale dell’acciaio), e di un piano di sostegno economico in un territorio dove per molti gli ammortizzatori sociali sono agli sgoccioli, sono stati avanzati dubbi anche sul piano di dismissioni degli impianti appena annunciato da Aferpi e sindacati, «una bufala perché l’azienda non ha le autorizzazioni», secondo Claudio Gentili, lavoratore dell’indotto.

Ma in questo momento dove l’attenzione è tutta sui progetti e sul futuro della fabbrica, è arrivato anche il monito dell’associazione “Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro”, che per bocca di Elena Pasquini ha ribadito la proposta, «mai presa in considerazione, di un protocollo sulla sicurezza, che veda impegnati azienda, istituzioni, Inail, Asl, Arpat e un rappresentante delle associazioni, per monitorare gli interventi di Cevital».