Banca Etruria, 80 casi in Val di Cornia, quasi tutti a Venturina

Una protesta dei risparmiatori di Banca Etruria

I consigli dell'avvocato Napoleoni, legale del Movimento Consumatori

VENTURINA. Mentre si moltiplicano i presidi di protesta, non si ferma la rabbia e, spesso, l’angoscia, dei cittadini che si sono visti da un giorno all’altro azzerare i propri risparmi con il decreto salva banche con cui il governo, in vista dell’entrata in vigore delle norme europee sul bail (misura con la quale i salvataggi delle banche non saranno più finanziati dallo Stato, bensì dagli istituti stessi), ha salvato quattro istituti bancari (Banca Marche, Banca Popolare Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e CariChieti) dal fallimento, azzerando però di fatto le forme di investimento più rischiose, le obbligazioni subordinate. Peccato che la maggior parte di quei clienti fosse convinta di aver messo al sicuro i propri soldi.

«Tutte le persone che abbiamo incontrato in questi giorni avevano chiesto alla banca di mettere il proprio denaro a capitale garantito», afferma l’avvocato Alessandro Napoleoni, legale per il Movimento consumatori Piombino/San Vincenzo (tel. 348 8974227, tutti i giorni tranne sabato e domenica, piombino@movimentoconsumatori.it).

Ottanta i casi in Val di Cornia. Sono circa ottanta i clienti di Banca Etruria che si sono rivolti all’associazione di categoria nelle ultime settimane; quasi tutti abitano a Venturina, dov’è presente una filiale dell’istituto bancario. Le situazioni sono diverse con il comune denominatore di aver visto andare in fumo i risparmi di una vita. Le perdite vanno dai 15mila ai 150mila euro, e ci sono circostanze realmente drammatiche, come nel caso di una coppia di anziani che nel giro di pochi anni ha perso 80mila euro: 40 mila a causa della truffa di un commercialista della zona, gli altri adesso con la questione Banca Etruria.

Momento di attesa. Nonostante la disperazione, al momento c’è soltanto da aspettare. Cosa? Che il governo emani il decreto attuativo, previsto nei primi mesi del 2016. A quel punto sarà più chiaro come poter procedere per tentare di riavere i propri soldi.

«Le possibilità sono due – spiega Napoleoni – Adire all’arbitrato oppure a tribunali civili. Dipende dai casi. Se però, come sembra, uno degli elementi contenuti nel decreto dovesse essere l’incidenza della perdita sull’intero patrimonio, la scelta dell’arbitrato favorirebbe coloro che hanno perso tutto o quasi, al di là del valore del danno. Caso diverso per chi ad esempio può aver perso 200mila euro, ma a fronte di un patrimonio di 500mila».

«In attesa del decreto attuativo consigliamo alle persone coinvolte di richiedere alla banca tutta la documentazione – prosegue Napoleoni – In questo senso stiamo riscontrando una certa difficoltà, con incartamenti incompleti, sbagliati o mai arrivati, mentre sarebbe auspicabile da parte dell’istituto bancario una maggiore collaborazione con tanto di sollecitazione alla sede centrale».

«Ricordiamo inoltre di non firmare niente senza leggere con estrema attenzione; il consiglio è di portare i documenti che ci chiedono di firmare dal proprio commercialista o da un avvocato, per avere la certezza del contenuto».

Anomalie evidenti. Al di là delle singole situazioni, pare chiara nella maggioranza delle casi l’inconsapevolezza del rischio da parte dei risparmiatori. «Ci stiamo rendendo conto di come spesso sia stato sfruttato da parte della banca il rapporto di fiducia che si era creato nel tempo – afferma Alessandro Napoleoni – Ci sono casi di clienti che portavano l’olio al direttore, o andavano a caccia insieme, secondo un vero e proprio legame di amicizia. Inoltre, non possono essere esenti da responsabilità neppure i dipendenti della banca che hanno venduto obbligazioni subordinate nel 2012 e anni successivi, quando l’istituto era già commissariato; per non parlare di altre anomalie come l’invio di lettere di inadeguatezza dell’investimento con un anno e mezzo di ritardo».

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