Aferpi, gli operai danno l'ultimatum

Un momento dell'assemblea dei lavoratori (foto Pabar)

Aria tesa all’assemblea dei lavoratori dopo il vertice di Roma. Poi la Fiom “apre” alla minoranza sindacale: basta promesse

PIOMBINO. L’assemblea dei lavoratori come un corpo unico, quello di un leone in gabbia stremato dalla fame. I sindacalisti come domatori. E’ un po’ l’immagine di quanto è avvenuto venerdì 9 alla portineria ex Lucchini, nel piazzale interno. Un recinto con qualche centinaio di persone, uomini e donne, pochi in tuta da lavoro. Aria tesa, tesissima. Un’assemblea che all'inizio non ne voleva sapere dei discorsi, della relazione dei sindacati reduci dall’incontro di giovedì 8 al ministero dello Sviluppo economico. Un leone sul punto di azzannare i domatori. Solo verso la fine è stato ritrovato un equilibrio, una convergenza con la parte più calda degli operai. E’ stato quando in sostanza i rappresentanti della Fiom - più degli altri di Fim e Uilm, anche se a nome di tutti - si sono ritrovati su alcune posizioni espresse dalla cosiddetta minoranza sindacale. E la sintesi è stata un ultimatum all’azienda: il tempo delle promesse è finito, ora è il momento dei fatti, di verificare l’intenzione del gruppo algerino di far rinascere un’industria siderurgica e non solo di mettere una bandierina sul porto. E siccome Aferpi ha prodotto dati e scadenze, la prova che fa sul serio sarà per esempio l’assunzione (immediata) di nuovi lavoratori, tra quelli che sono rimasti fuori.

I timori dei lavoratori sono stati sintetizzati da Paolo Francini: «Finora abbiamo saputo che per realizzare gli investimenti ci vorranno 4-5 anni. Abbiamo saputo che lo stabilimento è stato regalato, che c’è un grosso problema per l’energia, che nessun passo avanti è stato fatto per le bonifiche e per i forni elettrici. Abbiamo saputo che il nuovo direttore generale Adriano Zambon si è dimesso, che non c’è ancora nulla sul fronte agroindustriale». «E infine - ha aggiunto - Issad Rebrab ha seri problemi in Algeria, cosa che mette in dubbio la disponibilità a trasferire denaro in Italia. E noi? Come possiamo restare 4 o 5 anni in cassa integrazione? Noi chiediamo un piano straordinario di sostegno economico ai lavoratori. E vogliamo dare un ultimatum all’azienda ma anche alle istituzioni: se i tempi non saranno rispettati nemmeno questa volta, vorrà dire che Cevital non fa per Piombino e il Governo dovrà intervenire. Ma non è vero che non abbiamo più armi. In consiglio comunale Daniele Pasquinelli del M5s ha fatto una proposta. Rebrab ha chiesto una concessione demaniale per 50 anni? Diamogliela un po’ per volta, man mano che andrà avanti con gli investimenti sul fronte siderurgico».

In parte il suo appello è stato accolto da Graziano Martinelli (rsu Fiom): «Per la prima volta l’azienda ha dato dei numeri ed è su quelli che noi e le istituzioni dobbiamo tenere ferma la barra. Il tempo è scaduto. C’è la sensazione che a Cevital interessi solo il porto? Bene, ora abbiamo il modo per scoprirlo. Siamo all’ultimo miglio. Non bisogna neanche aspettare dicembre».

Martinelli ha fatto riferimento al terzo punto del verbale dove si leggono gli obiettivi operativi di Aferpi: «60mila tonnellate a settembre, 56mila a ottobre, 79mila a novembre e 59mila a dicembre. Per produrre questi volumi sono già stati emessi gli ordini di acquisizione dei semilavorati. Avvio della demolizione impianti a partire da fine novembre 2015. Queste attività potranno impiegare, se tutte le autorizzazioni saranno rilasciate, almeno 200 lavoratori del bacino Lucchini oltre a numerose imprese esterne. Entro novembre 2015 saranno scelte in modo conclusivo le tecnologie migliori per il nuovo forno elettrico e per l’acciaieria. Immediatamente dopo saranno avviate le procedure per l’emissione degli ordini di acquisto».



«Il ministero - ha aggiunto Martinelli - ha garantito anche sui tempi delle autorizzazioni, ribadendo all’azienda di partire a fine novembre con le bonifiche. Dunque, ora devono entrare altri lavoratori che oggi sono in cassa integrazione. Se questo non avverrà, sarà il primo impegno non mantenuto dall’azienda e inizieremo subito la mobilitazione. Ma attenzione: o c’è partecipazione e diamo un segnale, o è tutto inutile».

Stesso concetto ribadito da Mauro Faticanti (responsabile nazionale Fiom per la siderurgia): «Ora abbiamo delle date, la prossima settimana ci incontreremo con le rsu e le segreterie provinciali per parlare dei carichi d'ordine e capire quanti entrano. Ora, non a dicembre. Se arriveranno risposte negative, sarà mobilitazione. Qualsiasi iniziativa però dovrà riuscire. Se fai uno sciopero con il 23 delle adesioni per cento hai perso subito. Cevital deve capire che la luna di miele, se mai c’è stata, è finita. Oggi vogliamo vedere rientrare i lavoratori. Vogliamo vedere le ruspe buttare giù i capannoni. Vogliamo fatti. E non mi interessa chi ha lanciato la proposta della banchina condizionata al rispetto degli accordi. Mi interessa la proposta».