Dal ministro algerino gravi accuse a Cevital

Abdesslam Bouchouareb, ministro dell'industria e delle miniere dell'Algeria

«Truffa al governo, sovrafatturazione e trasferimento illegale di denaro». La vicenda riguarda gli impianti Brandt. Ma Rebrab smentisce e lo sfida

PIOMBINO. L’accusa è grave: truffa al governo algerino attraverso il trasferimento illegale di denaro. Non è formulata da un magistrato ma a lanciarla non è neanche una persona qualunque: nientemeno che il ministro delle industrie e delle miniere dell’Algeria, Abdesslam Bouchouareb. E il destinatario di quell’accusa è Issad Rebrab, il presidente del gruppo Cevital, l’uomo della speranza di rinascita della nostra industria.
Bouchouareb ha lanciato quell’accusa addirittura in una conferenza stampa puntando il dito contro il più importante imprenditore del proprio Paese: «Rebrab a trompé le gouvernement lors de l’acquisition de Brandt. Nous avons tout un dossier avec des preuves à l’appui (Rebrab ha truffato il governo attraverso l’acquisizione di Brandt. A supporto abbiamo un intero dossier con le prove)».
Una vicenda che non riguarda direttamente Piombino, ma che non contribuisce certo a infondere serenità (e a dissipare i dubbi sui tempi e sulle intenzioni di Cevital-Aferpi) dopo il caso delle dimissioni del direttore generale Adriano Zambon e le polemiche che ne sono seguite.

Il ministro Bouchouareb si riferisce all’operazione con cui Cevital lo scorso anno ha acquistato il marchio Brandt (il gruppo francese leader nel settore degli elettrodomestici e degli articoli per la casa) lanciando Brandt Algerie, linea e stabilimenti algerini.
Bouchouareb in particolare accusa Rebrab di aver trasferito illegalmente valuta estera acquistando macchinari usati per il nuovo stabilimento algerino di pvc, situato a Bordj Bou Arreridj.
Macchinari il cui costo dichiarato da Cevital sarebbe stato pari a 5,7 milioni di euro ma che, secondo il ministro, non varrebbero più di due milioni e mezzo.
Il primo a dare la notizia del j’accuse è stato il quotidiano Algerie Focus. «Le accuse di Bouchouareb rischiano di minare la credibilità di Cevital e, in caso venissero confermate, Rebrab rischia dai 2 ai sette anni di carcere», scrive un po’ tutta la stampa algerina.

Rebrab, dal Canada (in questi giorni il presidente di Cevital si trova a Montreal) ha affidato la sua replica al sito di Tsa (Tout sur l’Algérie). «Non c’è mai stata alcuna sovrafatturazione, noi abbiamo acquistato equipaggiamenti modernissimi di ultima generazione, Cevital non investe mai in macchinari obsoleti» ha affermato Rebrab. Per poi confutare un’altra affermazione del ministro, nella parte in cui Bouchouareb lo accusa di aver «offerto materiale nuovo ai francesi e di essersi sbarazzato del materiale usato nel mio Paese».
«Il ministro - afferma Rebrab - dice che il governo francese, quando noi abbiamo acquistato Brandt, ci aveva chiesto di rinnovare i macchinari ma non è stato il nostro caso, le due fabbriche (su cinque) che abbiamo preso hanno macchinari ultramoderni. Non so da dove lui prenda le sue argomentazioni».
Per poi lanciare una sfida a Bouchouareb: «Al mio ritorno a metà ottobre - dice Rebrab - Cevital inviterà tutta la stampa e lo stesso ministro a vedere con i propri occhi i nostri macchinari nuovi, ultramoderni, che stiamo installando nel nostro stabilimento a Setif», in Algeria.
Poi, altra questione, i tempi: «Non potremo avviare le nostre esportazioni prima del marzo 2016 anziché nel marzo 2015», dice Rebrab, a causa «di un ritardo causato dallo stesso ministero dell’industria».
Infine, il presidente di Cevital si riserva di querelare il ministro per diffamazione: «E’ un’accusa molto grave, sto riflettendo se appellarmi alla giustizia o se accontentarmi di dimostrargli il contrario delle sue affermazioni».
Intanto, tornando sul fronte che riguarda direttamente Piombino, si avvicina l’appuntamento di giovedì 8 ottobre quando Aferpi-Cevital, Regione e sindacati si incontreranno a Roma al ministero dello Sviluppo economico per una verifica dei piani industriali della società algerina.
 

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