Via al salvataggio della tomba-icona

Gli archeologi al lavoro nell’area dello scavo

Camerini lancia “ScaviAmo Baratti”. Il sarcofago verrà riportato alla luce ed esposto in una zona visibile a tutti

PIOMBINO. Una tomba etrusca come simbolo, nuova icona di Baratti o, per dirla con Andrea Camerini, «come aperitivo del parco archeologico». Una tomba che è già lì, spuntata dalla terra. Rischia di essere invasa dal mare, rischia di crollare con tutta la ripa già divorata dall’erosione. E allora l’idea è quella di scavare, tirarla fuori, smontare quella tomba e rimontarla in un punto del pratone o comunque in un’area ben visibile. Insomma, renderla fruibile per tutti e farne uno spot di Baratti, di Populonia, dei nostri tesori.

La tomba è stata scoperta quattro anni fa durante la campagna di scavi eseguita in riva al mare. Si trova fra la fontina e la chiesa di San Cerbone. E’ stata già depredata da anni, se non da secoli, come spiega l’archeologa Carolina Megale.


Camerini cosa c’entra? Il regista e disegnatore è residente a Baratti e da sempre si batte per salvaguardare e divulgare le bellezze del golfo etrusco: «Diciamo che sono stato un po’ il collante tra la Soprintendenza e il Comune - dice Camperini - ho spinto per far sì che si unisse l’utile al dilettevole. In questo caso la salvaguardia dell’arenile e il recupero dei nostri tesori».

Baratti è in emergenza dal punto di vista dell’erosione costiera, subito dopo l’estate dovrebbe partire l’atteso progetto pilota di consolidamento e ripascimento. Ma se si vuole salvare la tomba in questione, bisogna muoversi. Basta un’altra mareggiata come quella dello scorso novembre, e addio. Camerini lo ripete da allora. E ieri mattina il disegnatore ha scritto un post sulla propria bacheca Facebook: «Dopo l’esperienza del Museo Gasparri, al quale ho avuto il privilegio di collaborare, è il momento di una nuova sfida, che parte ancora da una bellissima idea: il recupero di un tesoro; di una testimonianza che i nostri avi ci hanno lasciato. Il sarcofago è lì da sempre, ma l’erosione e le piogge l’hanno messo in pericolo (pericolo che è diventato esso stesso per l’incolumità dei passanti), senza contare la “curiosità” di chi lo vede e gioca a fare Indiana Jones e lo ha trasformato in un facile bersaglio. Tutto questo ha spinto il piede sull’acceleratore per un intervento congiunto tra Soprintendenza e Comune di Piombino che, insieme a volontari e a persone che hanno messo a disposizione risorse e mezzi, vedrà la luce a breve. Il progetto prevede l’escavazione dell’area soggetta a frana e il recupero del reperto, con successivo ripascimento e messa in sicurezza dell’argine in questione, e il futuro restauro e ricomposizione del sarcofago, che sarà poi esposto in modo permanente in una zona di Baratti aperta a tutti. Perché la storia è di tutti».

Così è nato il progetto “ScaviAmo Baratti” che, dice ancora Camerini, «spero sia solo l’inizio di qualcosa di grandioso per il nostro amato golfo. Devo dire che l’entusiasmo che ho trovato intorno a questa idea mi ha colpito; dalla Soprintendenza agli uffici comunali; a tutti quelli che si son proposti di contribuire al recupero, al restauro, o anche solo ai curiosi a cui si sono illuminati gli occhi quando gliene parlavo. Queste son cose belle. Son cose che mi hanno fatto stare bene, in questi lunghi mesi di preparativi in vista del recupero. Ovviamente documenterò tutto questo scavo, che potrebbe anche riservare sorprese, con un video che deve diventare uno spot del nostro territorio. O, almeno, io ci proverò».

Ieri mattina è stato aperto il cantiere. La tomba si trova sotto un metro e mezzo di terra di riporto e di pietre. Secondo Megale basteranno pochi giorni, una decina, per lo scavo. «E’ una tomba familiare, matrimoniale, risalente al sesto secolo avanti Cristo - spiega l’archeologa - Per noi è molto importante perché testimonia il boom della produzione del ferro a Populonia e la nascita di una classe media mercantile, quella che appunto si faceva seppellire in questo tipo di tombe. L’area è una prosecuzione di quella già scavata dalla Soprintendenza dove sono state trovate tombe di questo tipo. Il sarcofago è formato da una base piatta e da quattro lastroni sui lati. Il tetto è strutturato con altri lastroni messi a doppio spiovente. La tomba misura due metri e mezzo per un metro e venti. Quando fu scoperta nel 2011 era stata già saccheggiata, in epoca antica. Poi magari, chissà, parte del corredo e alcune ossa possono essere anche lì intorno».

Una volta riportata alla luce, la tomba verrà smontata e rimontata nel punto prescelto. «Per quello basterà una giornata - aggiunge l’archeologa - Speriamo di farcela entro fine stagione».