Il piano di Caramassi per salvare Asiu

L'area industriale di Piombino

"Aferpi e Sales entrino in Tap, per loro è una vera opportunità"

PIOMBINO. Il riciclo è un’opportunità per Aferpi e per Sales: lo dice chiaramente il nuovo presidente di Asiu, Valerio Caramassi. Che, per risanare l’azienda, gravata da un fardello di debiti pesantissimo, ma anche per dare una risposta ecosostenibile a un territorio profondamente inquinato, vede nell’impianto Tap una possibile risposta al problema.

Quello dei rifiuti industriali, infatti, è il vero problema di Piombino. I rifiuti urbani, quelli del cassonetto, hanno un peso marginale e il percorso per il passaggio di raccolta e spazzamento a Sei Toscana è già tracciato. I rifiuti industriali, che sono ammassati da anni sul territorio e continueranno ad essere prodotti, sono un volume enorme e anche una bomba ecologica.

Le scelte della politica adesso devono imboccare una strada: proseguire accumulando dove capita, le discariche abusive sono decine, o riciclare i materiali passati e futuri.

«Deve essere chiaro - ci dice Valerio Caramassi -, l’utilizzo dell’impianto Tap è decisivo per il risanamento di Asiu. Lo abbiamo, funziona, da risposte ed è un’opportunità. Ma se non si sceglierà di percorrere questa strada, andrà comunque trovata una soluzione alternativa. Ma la troverà qualcun’altro, perché nel caso sono pronto a riconsegnare le chiavi e andare a fare altro. Il mio mandato è questo».

Valerio Caramassi

I numeri.

Alcuni numeri possono aiutare a capire il problema. In Italia i rifiuti urbani sono circa 30 milioni di tonnellate all’anno, quelli industriali 170. In Toscana 2,3 milioni gli urbani e 12 gli industriali. Il rapporto è di 1 a 5/6. A Piombino sono 50mila tonnellate gli urbani, mentre la sola Lucchini produceva 1,3 milioni di tonnellate di industriali. Poi ci sono Magona, Dalmine e le altre aziende. Uno studio del 1994, venti anni fa, aveva stimato che in circa 800 ettari di territorio, dall’inizio della siderurgia industriale, il piano di campagna si è alzato di sette metri.

La Tap.

Ecco che l’impianto Tap, progettato poco meno di venti anni fa e, di fatto, mai utilizzato, può dare una risposta per il riciclo dei rifiuti industriali, trasformandoli in gran parte in materiale riutilizzabile. Poi, a fronte di decine di discariche più o meno abusive, ne servirà una controllata e funzionale. «Lucchini - dice ancora Caramassi - produceva mezzo chilo di rifiuti per ogni chilo di acciaio. Con i forni elettrici a cui pensa Cevital, di ultima generazione e che di fatto, andando a rottame, sono anche questi impianti di riciclo, si scende a una percentuale minore, ma per 2 milioni di tonnellate di acciaio prodotto ci saranno comunque 3-400mila tonnellate di rifiuti».

E quindi? «Quindi ritengo che Cevital debba approfittare dell’opportunità Tap, acquisendo quel 24,9% di azioni che erano dell’ex Lucchini. Ogni altra soluzione per loro sarebbe molto più dispendiosa. Non lo avevano previsto in un primo tempo, nell’accordo di programma i rifiuti non ci sono, ma il direttore Zambon ha chiaro il problema e ne stiamo parlando. E poi in sede di Aia (autorizzazione integrata ambientale, ndr), dovranno dire cosa intendono fare degli scarti». L’impianto Tap è stato inutilizzato a lungo, osteggiato anche in parte dalla politica.

Come mai è stato fermo così a lungo? «Noi lo progettammo venti anni fa. E nel 1998, quando doveva partire, si decise di rinnovare le concessioni a Sales, per le cave di Campiglia, per 20 anni. Così, di fatto, da una parte si scavavano le colline per estrarre materiale vergine e dall’altra si facevano crescere colline di rifiuti che potevano essere utilizzati per lo stesso scopo».

Colpa di Sales? «No, per carità. Però adesso anche loro hanno una grande opportunità, visto che le concessioni scadono nel 2018, cioè domani. Devono convincersi ad avvicinarsi al mondo del riciclo e entrare anche loro in Tap, o in una “newco” di cui dovrebbero far parte Asiu, Aferpi, Sales e le altre aziende del territorio che finora hanno esportato i propri rifiuti industriali, con costi enormi. Qui si possono fare le stesse cose a prezzi minori e mantenendo in zona il ciclo economico e l’occupazione. Ripeto, è una grande opportunità prima di tutto per Sales che può ridurre il consumo di materiale vergine e utilizzare il prodotto di Tap. Mi aspetto che anche la politica capisca e si muova di conseguenza».

Ma i tempi quali sono? «Mi aspetto una decisione in questo senso di Aferpi e Sales entro l’anno».

La discarica.

Il riciclo, però, non esclude la necessità di una discarica. «Tutti pensano alla seconda discarica come al demonio. Eppure, dati alla mano, il territorio ne ha decine abusive che devono essere bonificate, a partire da quella del sito Li53 sul quale ci sono 280mila tonnellate di rifiuti e che non ha padri. Mi chiedo se sia meglio continuare ad avere un sacco di siti pieni di schifezze e incontrollati o uno unico verificato e sicuro. E non dimentichiamo che il riciclo produce comunque un po’ di rifiuti».

E l’amianto? «Ecco, altro demonio. Eppure ne siamo pieni. Gli impianti ex Lucchini ne hanno quantità enormi e andranno demoliti. Poi ci sono le navi. Nella nuova discarica un modulo per l’amianto, per lo smaltimento sicuro, ci vorrà. Non ci sono alternative, se non ammassarlo, con gravi rischi per la salute». @guifiorini