Il relitto del Crispi al largo dell’Elba

Il relitto del Crispi al largo di Punta Nera

L’ingegnere Guido Gay ha ritrovato i resti del piroscafo e del sommergibile Saracen, affondati durante la guerra

I relitti del pirsocafo Francesco Crispi e del sommergibile britannico Saracen rilevati tra l’Isola d’Elba e la Corsica. E, per di più, il ritrovamento in fondo al mare è stato compiuto dallo stesso ingegnere italiano che, al largo della Sardegna, rilevò lo scafo della Corazzata Roma, nave della Regia Marina Militare che aveva a bordo otto marinai e ufficiali elbani. Guido Gay , l’ingegnere che progetta e costruisce avveniristici robot per la ricerca sott’acqua, ha arricchito di un altro capitolo la storia che si intreccia, fin dai tempi della Seconda guerra mondiale, tra la Sardegna e l’Isola d’Elba ( a circa 18 miglia da Punta Nera).

Il ritrovamento del Crispi silurato nel 1943

Il quotidiano La Nuova Sardegna, in un pezzo firmato da Pier Giorgio Pinna, racconta il ritrovamento del relitto del Crispi, in una lunga intervista a Guido Gay, un vero cacciatore di relitti. L’ingegnere ha individuato in fondo al mare il piroscafo Francesco Crispi, addetto al trasporto dei Granatieri di Sardegna durante la seconda guerra mondiale, e i resti del sommergibile inglese Saracen che aveva affondato proprio la nave italiana carica di soldati.

«Li ho ritrovati tra la Toscana e la Corsica, a 10 miglia l’uno dall’altro – racconta Guido Gay al quotidiano sardo – Dalle foto che ho potuto scattare non ci sono dubbi: troppi particolari coincidono, in entrambi i casi, perché non siano loro».

Il piroscafo Francesco Crispi in una foto d'epoca

Dopo le nuove scoperte, l’inventore di questi sistemi affascinanti per esplorare gli abissi ha informato le autorità dei tre Paesi coinvolti: Italia, Francia, Gran Bretagna.
«I vertici militari inglesi, molto solleciti quando si parla delle loro unità, mi hanno già contattato per conoscere il punto esatto dov’è colato a picco il sottomarino: vogliono celebrare una cerimonia, con il lancio di una corona di fiori, per ricordare i due marinai che si sacrificarono per autoaffondare il Saracen dopo che le nostre corvette l’avevano costretto a risalire in superficie con un bombardamento massiccio».

Guido Gay racconta il ritrovamento del Crispi silurato nel 1943

Molti di più i morti sul piroscafo: 943 dei 1.300 soldati diretti da Livorno a Bastia (allora, nella primavera del 1943, gli italiani occupavano la Corsica). Erano mesi di guerra durissimi, quelli che hanno preceduto l’8 Settembre e l’armistizio con gli alleati all’origine dell’attacco tedesco alla corazzata Roma. Ma ai tempi dell’affondamento dell’unità per il trasporto dei Granatieri l’Italia combatteva ancora contro inglesi, francesi e americani. E i conflitti in tutto il Mediterraneo si facevano sempre più sanguinosi.

L'ingegnere Guido Gay

Il ritrovamento compiuto da Gay è avvenuto a poche miglia dalla costa occidentale dell’Isola d’Elba. «Grosso modo un mese fa, sono arrivato da solo, come faccio spesso, nel tratto dov’è scomparso il Saracen – puntualizza il comandante del Daedalus – Invece, a una profondità di 500 metri, ho avvistato prima il Crispi, a ovest dell’Isola d’Elba, più vicino alle coste corse, già in acque francesi. Ma dopo aver avvertito del ritrovamento la soprintendenza di Bastia ho subito continuato la ricerca del sommergibile inglese. Decisivi, per l’esito favorevole finale, il mio robot Pluto Palla, capace di lavorare sino a 4mila metri, e ancora una volta il Daedalus – chiarisce – Il catamarano infatti è altamente automatizzato. Consente un posizionamento dinamico dell’attrezzatura per navi oceanografiche senza bisogno di ancoraggio. Si avvale di un sonar a scansione laterale che permette di fotografare i fondali sino a 1.500 metri».