Il Piano Cevital nero su bianco: acciaio e agroalimentare

Il piano Cevital disegna un radicale cambiamento della struttura Lucchini

Tutti i dettagli del progetto: «Ecco come le acciaierie torneranno a fare utili»

PIOMBINO. Quantità di investimenti, tempi e modi di esecuzione, garanzie finanziarie, occupazione. Il Piano industriale di Cevital, di cui il Tirreno è in possesso in esclusiva, mette nero su bianco in 80 pagine i progetti della società algerina. La somma che Cevital s’impegna direttamente a investire a Piombino è di 570 milioni: 300 per l’acciaio (1450 posti di lavoro a regime), 220 per l’agroalimentare (700 posti), 50 per la logistica (50 posti), cifra a cui vanno aggiunti 130 milioni per il fabbisogno finanziario e l’acquisto di materie prime.

Issad Rebrab (a destra), presidente del gruppo Cevital, col suo consulente per l'Italia, Farid Tidjani (foto Paolo Barlettani)

Ma come verranno finanziati questi investimenti?

Cevital dice che Aferpi (nome del ramo siderurgico) farà fronte al fabbisogno finanziario «con capitale proprio per 50 milioni e con una lettera di credito stand-by di 80 milioni a garanzia degli acquisti delle materie prime, aperta da Metal Sider, filiale al 100% di Cevital». Gli investimenti più urgenti, «sul Tmp, logistica interna ed energie (17,5 milioni), comporteranno un esborso di 3 milioni nel 2015, 5 milioni nel 2016, finanziati con fondi aziendali, e 8,5 milioni finanziati con credito fornitori, da rimborsare dopo il 2017».



Gli investimenti nella prima fase del piano siderurgico (2015-2017).

115 milioni, saranno finanziati «per 17,5 milioni con mezzi propri (cash)e per 97 milioni e 750mila euro con crediti di fornitura garantiti dall’assicurazione svizzera Credit Suisse Serv, da rimborsare in sette anni a partire dal termine dei lavori (fine 2016-inizio 2017). La seconda fase di investimenti (2017-2019), da 166,4 milioni, sarà finanziata con «25 milioni di mezzi propri (cash 2017) e per il resto con crediti da rimborsare nel 2019».


Gli utili "lordi".

La società algerina cita anche, a regime, un Ebitda (cioè l’utile prima degli interessi passivi, imposte, svalutazioni e ammortamenti) di «126 milioni, pari al 9,7% del fatturato, in linea con i dati medi». Il piano è sviluppato con «mix e prezzi di vendita in base a proiezioni commerciali, prezzi del rottame a valori correnti (250 euro a tonnellata) e un costo dell’energia a 41 euro Mwh», risultato quest’ultimo in realtà ancora da raggiungere nelle trattative in corso al Mise.

Nel Piano si è badato principalmente a dettagliare la parte siderurgica, rispetto alle altre due attività che Issad Rebrab conta di impiantare a Piombino, agroindustriale e logistica (dove ci sarà un consistente impegno finanziario della cinese Chec e della giapponese Mitsui), di cui vengono tratteggiati i caratteri in poche pagine. Del resto l’impegno primario a cui il compratore della ex Lucchini viene chiamato dal Governo è il rilancio dell’area siderurgica garantendo l’occupazione per tutti gli addetti.

L'occupazione.

E infatti Cevital parla di «2200 unità occupate al termine del quinquennio (nei modi previsti dal recente accordo sindacale, 1200 in Aferpi e 1000 in cig da rassumere dopo il 31 dicembre 2016 ndr), oltre agli occupati nelle aziende fornitrici locali», giudicando inoltre «non quantificabili a oggi gli occupati nello smontaggio e montaggio di impianti. Nella prima fase il minor impiego di risorse in siderurgia è compensabile dall’utilizzo dei lavoratori in demolizioni e lavori di messa in sicurezza delle ditte esterne».

Il cronoprogramma prevede «tra il 2015 e il 2017 produzione di laminati per un milione di tonnellate tramite acquisto di semiprodotti, e revamping treno vergella, installazione di un forno elettrico», poi dal 2017 al 2019 «installazione di un nuovo treno rotaie e di un secondo forno elettrico» per arrivare a regime a un milione e 930mila tonnellate.


Iprossimi mesi, prima del 2016.

Nei sette mesi che restano nel 2015 (Cevital dà per scontata la firma del contrato entro maggio), la società algerina prevede «la realizzazione di 358mila tonnellate, con una media mensile che passa da 35mila tonnellate di giugno a 78mila di novembre, con 23mila tonnellate di acciai ordinari». Quindi nel 2016 l’obiettivo è «laminare 934mila tonnellate, da consolidare nel 2017 arrivando a 1,1 milioni con la produzione propria di billette». Per la vergella 177mila tonnellate nel 2015, 512mila nel 2016, 624mila nel 2017. Per le barre 60mila tonnellate quest’anno, 180mila l’anno prossimo e 231mila nel 2017. Infine le rotaie: 121mila tonnellate nel 2015, 242mila nel 2016 e 2017.



Dove trovare la materia prima.

Rassicurazioni arrivano sull’approvvigionamento dei treni di laminazione: per le rotaie si parla di «consolidamento dei rapporti con tre fornitori già omologati dalla struttura Lucchini, tutti da ciclo integrale, e campionature in corso di altri tre produttori di alta qualità con ciclo elettrico». Ma anche per gli altri treni Cevital cita rapporti in corso, spiegando che «conta di coprire il fabbisogno del piano».