Cevital, si tratta sugli organici

Una panoramica dello stabilimento Lucchini, ancora con la cokeria in funzione (foto Paolo Barlettani)

Piombino, via al confronto azienda-sindacati. E 4 associazioni chiedono a Giuliani un consiglio comunale aperto

PIOMBINO. Il 20 aprile via alla trattativa tra Cevital e i sindacati su organici e contratti aziendali.
La cifra da cui si parte (1860 lavoratori da riassumere) esclude di fatto circa 300 dipendenti, che i sindacati assicurano di non voler lasciare fuori. Su questa base inizierà la discussione, certo non facile. Possibile che – considerando che in realtà nella siderurgia Cevital avrà bisogno solo di far funzionare i laminatoi – il punto di caduta sia rappresentato da una serie di impegni su tempi certi per il rientro dei lavoratori considerati in esubero, man mano che andranno realizzandosi i vari progetti piombinesi del gruppo algerino. Solo un’ipotesi – collegata anche all’eventuale proroga dell’amministrazione straordinaria Lucchini – visto che al momento i sindacati ovviamente tengono il punto sulla riassunzione in blocco dei lavoratori ex Lucchini e Lucchini Servizi.


La trattativa sugli organici non potrà inoltre prescindere da quella sugli accordi aziendali, visto l’azzeramento di quelli precedenti, operato dalla Cevital. Anche qui discussione decisamente complicata, considerando che si parla di scatti, anzianità, mensa, trasporti. Giovedì poi assemblee in fabbrica per discutere dei risultati del primo confronto con Cevital.
Intanto le quattro associazioni che dettero vita il 6 marzo all’”assemblea dei 400” al Perticale (“Restiamo umani”, “Ruggero Toffolutti” contro le morti sul lavoro, “Lavoro salute e dignità”, Legambiente), tornano a chiedere al sindaco Massimo Giuliani «di promuovere al più presto la riunione congiunta dei consigli comunali almeno della Val di Cornia, aperta ai cittadini, comunque prima delle scelte definitive. Questo fu l’impegno che le si assunse – dicono le associazioni rivolte a Giuliani – nel corso dell’assemblea del 6 marzo al Perticale, alla quale partecipò con pronta disponibilità, di cui le diamo di nuovo atto volentieri. Ovviamente rivolgiamo la stessa richiesta agli altri sindaci della zona».


Il rinnovo della richiesta delle associazioni arriva proprio per la considerazione che «la vicenda dei lavoratori e delle lavoratrici di Lucchini e indotto si sta avviando a svolte decisive, intrecciandosi con un quadro della siderurgia nazionale e internazionale denso di preoccupazioni e con implicazioni serissime per il diritto al lavoro, e i diritti nel lavoro, così come per la qualità della vita nel territorio. Nel convegno del 28 marzo – concludono – emerse che siamo di fronte a una bassa redditività e una sovracapacità produttiva mondiale di acciaio pari a 300 milioni di tonnellate, si prevede dunque una costrizione a ridurre le produzioni nei prossimi anni, soprattutto in Europa. Questo comporta che, proprio in Europa e in Italia, avrà un futuro solo chi saprà produrre acciaio di altissima qualità: cosa molto incerta per quanto concerne il piano industriale di Cevital, tutt’ora assai lacunoso».