Concessione stabilimenti balneari: stangata di fine anno

Uno stabilimento balneare sulla Costa Est (foto PaBar)

Necessario mettersi in regola con il pagamento dei canoni e delle tasse regionali. Protesta dei concessionari perché i tributi troppo elevati

PIOMBINO. Scadenze di fine anno anche per i gestori dei bagni e degli arenili. I Comuni appliacano le direttive del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, mettendo in atto le proroghe delle concessioni demaniali marittime in scadenza fino alla fine del 2020. Per prorogare, i concessionari dovranno essere in regola con i versamenti dei canoni e col pagamento delle tasse regionali per gli anni precedenti. Il Comune, tra gli altri requisiti, richiede per la prosecuzione del rapporto concessorio le dichiarazioni sostitutive della certificazione di assenza di condanne penali, dell’assenza delle cause di decadenza, sospensione o divieto, il versamento delle tasse di registro ricalcolate in funzione della maggior durata delle concessioni a seguito della proroga.

I concessionari il cui atto è in scadenza nel 2014 dovranno prorogare al 31 dicembre 2020 la polizza fidejussoria a favore del Comune, per conto dello Stato, e dell’Agenzia del demanio. «La proroga c’è dal 2012 – dice il responsabile Fiba di San Vincenzo Maurizio Frassoni, titolare dello stabilimento Nettuno –. È stata decisa fino al 2020 per dar tempo al governo di stabilire le nuove norme in ottemperanza alla direttiva Bolkestein. È dal 2006 che aspettiamo una seria riforma del demanio e dei canoni». L’intenzione del Governo è di procedere con la riforma.

«Si è scelto di applicare al nostro settore la direttiva, mentre noi abbiamo sempre sostenuto che non ci riguardasse, come afferma lo stesso Bolkestein. Se il Governo andrà in quella direzione, dovremo concertare le nuove norme. I nostri sindacati hanno presentato in maniera unitaria le nostre richieste. Imprescindibile che per i concessionari esistenti si conceda un congruo periodo transitorio al nuovo regime, come prevede la direttiva stessa, mentre per le nuove concessioni si potranno già applicare le nuove norme».

Per chi ha appena investito in uno stabilimento balneare «serve il periodo transitorio – dice Frassoni – per chi ha acquistato e investito con determinate leggi che garantivano lavoro e investimenti. Le cinque sigle sindacali hanno ritenuto congruo un periodo fino al 2050». Il canone annuale delle concessioni è basso, come sostengono alcuni, o alto, come sostengono altri? «È giusto che vi sia un guadagno ma anche che i canoni vengano riequilibrati, visto che si basano su concetti superati (il Codice della navigazione è del ‘42) come la facile e la difficile rimozione. Circa 300 aziende balneari rischiano la chiusura per canoni troppo alti, fra cui anche gli stabilimenti della Costa est. Bisogna pensare al canone non come un affitto o una gestione, perché a noi, in quanto proprietari delle strutture, toccano tutti gli oneri che ne conseguono, come tasse e manutenzione di strutture e arenile».(p.f.)