"L'amianto al Tap? Non se ne parla"

Legambiente, Bruschi in disaccordo con Murzi. Ma c'è il sì alla seconda discarica

PIOMBINO Amianto nella Tap. Desta perplessità la ricetta Murzi per ripianare la falla di un milione e mezzo nel bilancio Asiu, legata proprio alla costruzione dell’impianto.

«Perchè l’amianto è amianto. E meno lo si fa “viaggiare” e meglio è». Parole di Adriano Bruschi, portavoce di Legambiente. Che trova piuttoso sorprendente, se non strano, il progetto appena tratteggiato dal presidente Asiu. Il quale punta, per fare cassa, sull’aggiunta del nuovo elemento alla miscela di inerti e scarti industriali con cui Tap riesce a produrre conglomix. Da utilizzare, poi, per riempire strade e piazzali. In questo modo si pensa di smaltire, previo accordo con Cevital, anche l’amianto presente nelle aree da bonificare, e quello delle navi militari di cui si ipotizza l’arrivo.

Perchè, per dirla con Murzi, «ne sono ricche». «Non so dove e in che modo sia stata individuata la fattibilità di un’operazione del genere. L’amianto, come dice la legge regionale sui rifiuti, va interrato in quote di discarica dedicate, sottoposte a protocolli dettagliati che offrano massima sicurezza», afferma Bruschi. A lui, l’idea che il conglomix corretto all’amianto finisca in opere, pubbliche e non, piace zero.

L'impianto Tap a Piombino (foto Paolo Barlettani)

Altro elemento di perplessità espresso da Bruschi: «Per eventuali autorizzazioni ministeriali servirebbero anni e anni. Sempre che ne concedano. Non si parla di sostanze da poco. E’ importante che l’impianto Tap sia rivitalizzato. Per farlo, a terra, in Lucchini, ci sono milioni di tonnellate da smaltire. Si vada avanti con quelle. C’è bisogno dell’arrivo dei finanziamenti delle bonifiche, non di vendere l’amianto per fare strade e porti. Quanto alle navi da guerra, è tutto da vedere. In ogni caso, si torna all’interramento».

Quanto all’altro elemento individuato dal progetto Murzi per coprire «il buco» nei conti, il portavoce di Legambiente non è critico: «La seconda discarica va fatta, è prevista nei piani e i terreni sono già stati concessi. Poi, le lungaggini burocratiche hanno rallentato la costruzione. Prima si procede e meglio è».

Anche il comitato «Lavoro, salute e dignità» non è convinto del trattamento ipotizzato per l’amianto. In una nota suggerisce un’analisi di alcune parole impiegate da Murzi ( «ricchezza», «proficuo», «conveniente»,) senza un accenno a salute e ambiente. Quanto alla seconda discarica, il comitato vuole chiarezza sull’origine degli utilizzatori finali.

«Allargarla ai rifiuti provenienti da altre zone - chiude - significherebbe ripercorrere la strada della monocultura, in conflitto con i piani industriali prospettati e la diversificazione turistica».