I revisori dei conti sulla revoca dell’incarico: «Atto dispotico»

Il collegio replica punto per punto alle accuse di inadempienza sollevate dai funzionari del Comune e dal Consiglio

PIOMBINO. «Un atto unilaterale, dispotico, punitivo e illegittimo». Così il collegio dei revisori bolla la decisione presa dal consiglio comunale di avviare le procedure di revoca del mandato. Antonella Giovannetti, Giuseppe Vanni e Alessandro Nacci, mercoledì, alla vigilia della seduta, hanno inviato il loro memoriale di difesa, ma sarebbe meglio dire d’attacco, ai consiglieri, al segretario comunale, al sindaco e agli assessori.

La loro contestazione parte dalla decisione di convocare la seduta a porte chiuse. «Non sono trattati – sostenevano – argomenti che comportano apprezzamento della capacità, moralità, correttezza delle persone e non sono esaminati fatti e circostanze che richiedano valutazioni delle loro qualità morali e delle capacità professionali».

I revisori hanno dunque chiesto di poter intervenire alla riunione del giorno successivo. «Un’ eventuale deliberazione adottata in assenza di contradditorio – affermavano – renderebbe impossibile, da parte dei consiglieri, valutare e stabilire i confini, la portata, la dimensione, la significazione ed il peso relativo delle eventuali gravi inadempienze dell’organo di revisione e non permetterebbe di chiarire adeguatamente la veridicità degli accadimenti».

E anche la votazione a scrutinio segreto avrebbe violato «il principio di trasparenza e di responsabilità dei singoli consiglieri». La loro richiesta di leggere la nota, a quanto ci risulta, è stata ignorata, anche se nel dibattito è stato fatto riferimento al contenuto del memoriale che, punto per punto, replica a tutte le accuse.

A cominciare da quelle sulla data del loro insediamento, che non sarebbe avvenuta, come sostiene il segretario comunale Maria Luisa Massai il 25 gennaio 2013, bensì il 18. Una presenza che a loro dire sarebbe comunque stata «relativamente tempestiva ed assidua».

Ma veniamo alle presunte inadempienze. La prima quella del mancato parere sulla imposta di soggiorno. Secondo i revisori sarebbero stati loro a segnalare l’obbligatorietà del parere, mai richiesto dal segretario. Al collegio non sarebbe mai stato inoltre inviato il testo integrale della delibera.

Contestato anche il ritardo sulla consegna del parere sul rendiconto 2012. I revisori sostengono di aver ricevuto una prima parte dei documenti il 2 aprile, «ma successivamente è stata trasmessa altra documentazione, necessaria e significativa per esprimere un parere. Tra l’altro – proseguono – il 23 aprile è stato fornito il prospetto delle spese di rappresentanza e solo il 24 il responsabile degli uffici finanziari ha trasmesso una nuova versione del conto del patrimonio e degli indicatori finanziari, nonché una nota dei rapporti di debito/credito con gli organismi partecipati».

I revisori ritengono quindi che il parere sia stato consegnato «tempestivamente», il 26, considerato che il giorno successivo alla trasmissione dei documenti era festivo.

La maggioranza dei consiglieri comunali ha ritenuto offensivo il loro rifiuto di partecipare alle sedute della seconda commissione. Anche su questo la replica è dura. I revisori dicono di essere stati presenti in Consiglio in occasione dell’approvazione del rendiconto, ma «nessun consigliere o amministratore ha sentito la necessità si fare prendere ai revisori la parola o di chiedere chiarimenti». Inoltre, alla seduta della commissione del 15 maggio era presente il dottor Vanni. In quell’occasione la relazione del ragioniere capo Monteleone «tendeva palesemente, per il tono e gli atteggiamenti, a screditare professionalmente i membri del collegio». Lo stesso revisore avrebbe subito «un atteggiamento inquisitorio da parte di alcuni consiglieri». Questa, insomma, la ragione per cui nessuno si è più presentato.

In ultimo le accuse di “attestazione errata”. Sull’accertamento dei residui i revisori sostengono di aver ricevuto da Monteleone insufficiente motivazioni, tipo “impegno automatico, importo automatico, impegno a pareggio”.

Sugli incarichi il Comune non avrebbe invece mai prodotto il programma richiesto. Inoltre non sarebbe stato reso pubblico, l’elenco aggiornato dei soggetti a cui sono stati erogati contributi nel 2011. «Non sono trasparentemente rintracciabili – sostengono – gli atti concernenti la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi e ausili finanziari a persone ed enti pubblici e privati».

Secondo il Comune i revisori di non aver tenuto conto della pronuncia della Corte dei Conti sull’altezza di indebitamento, ma il collegio replica che «avendo rilevato la contrazione di nuovo e consistente indebitamento, aveva il dovere di segnalare il mancato adeguamento alla Corte».

Infine sullo sforamento del patto di stabilità, che potrebbe avere le maggiori conseguenze se accertato, il collegio rileva che «non poteva conoscere i riflessi contabili della operazione di acquisizione immobiliare dalla Patrimoniale, in quanto la documentazione contabile è pervenuta in varie e successive fasi a partire dal 2 aprile».

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