Vignale, sorprese a non finire

Nuove scoperte nell’area archeologica. Dopo la devastazione, la comunità ha aiutato gli studiosi

PIOMBINO. La devastazione dell'area archeologica di Vignale - in settembre, forato il terreno col metal detector per rubare qualche moneta di nessun valore - alla fine e paradossalmente è stato un volano positivo per le ricerche, giunte a conclusione anche quest’anno.

«Non è stato possibile, ancora trovare la via Aurelia, ma tante sono state le scoperte importanti – spiega il professor Enrico Zanini che da sempre cura la ricerca – La devastazione? Brutta vicenda che però ha attirato l'attenzione su quanto stavamo facendo. In questo mese lo scavo è andato avanti grazie all’impegno di 25 ragazzi dell’Università di Siena, molte le novità. Abbiamo individuato un lungo tratto di strada, più di 30 metri, che va ben oltre la stazione di posta».

Zanini, docente di metodologia della ricerca archeologica è anche direttore del dipartimento di archeologia e storia delle arti a Siena: «Abbiamo trovato – racconta – un diverticolo, lo svincolo della via principale. Questa strada , larga più di 4 metri, risulta molto più grande rispetto agli standard antichi, in direzione monti o colline. Porta sì alla mansio, poi villa, villaggio, ma prosegue. Bella immagine della vita dell’epoca visto che è stata più volte rattoppata, segno di un uso duraturo». Le ricerche si sono concentrate pure sulle fasi tardo antiche dell’insediamento: la mansio che “vive” tra il primo secolo avanti Cristo e il 4-5 d.C.

«Ci sono anche tracce – aggiunge Zanini – dell'uso nel villaggio, di forni e crogioli dove veniva fuso il piombo tolto dalle tubature. E’ stata individuata poi una stanza dove era stata ricavata una grande cucina; qui ci sono resti di braci con ossa, la testa di un capretto, forse era una cucina collettiva molto grande».

«Inoltre abbiamo scavato una fogna romana molto interessante – sottolinea – perché apre una serie di problemi in una zona dove pensavamo non ci fosse più nulle. Invece la fogna doveva essere collegata a un’altra ala importante dell’insediamento».

Vignale dunque, resta un sito che sa raccontare tante storie su un periodo molto lungo. Tant’è che il lavoro degli archeologi non è finito. «Dovremo riprenderlo – conferma Zanini – anche se essendo uno scavo senza budget, è sostenuto solo da imprenditori locali che ci mettono a disposizione servizi e che non finiremo mai di ringraziare. La ripresa dipenderà dalla logistica, ma ci vorrebbero due campagne».

Al di là dell’aspetto scientifico Zanini è rimasto colpito dalla solidarietà: «Non mi era mai successo. La comunità si è stretta attorno al nostro lavoro. Paesani, artigiani, associazioni ci hanno aiutato dopo i danneggiamenti, sia per la risistemazione della recinzione sia per la baracca bruciata. Bellissimi i rapporti con le scuole di Riotorto e Populonia, tanti alunni sono venuti a farci visita e sono state organizzate iniziative di raccolta fondi a sostegno dello scavo perché, mi hanno spiegato, questa ricerca è considerata come parte della storia di chi vive qui. Grazie: in un momento dove si parla di archeologia a servizio del pubblico, Riotorto si dimostra uno scavo che “dialoga”: i cittadini non vengono solo a vedere – conclude – ma qui lavorano insieme agli archeologi».

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