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Confermata un’altra condanna: Giurlani deve pagare 724mila euro

Il sindaco sospeso di Pescia Oreste Giurlani

La Corte dei conti: danno erariale per rimborsi gonfiati e soldi dell’Uncem usati per scopi personali 

PESCIA. Un’altra tegola giudiziaria si è abbattuta sul sindaco sospeso Oreste Giurlani. Dopo avere respinto l’appello contro la condanna per il mancato versamento dei contributi Inps ai dipendenti dell’Unione dei comuni montani della Toscana (dovrà pagare 685.872 euro), i giudici d’appello della Corte dei Conti hanno rigettato anche il ricorso contro l’altra condanna relativa al periodo in cui Giurlani era presidente e legale rappresentante dell’Unione dei comuni, confermando che dovrà risarcire all’ente un danno patrimoniale di 724mila euro per rimborsi spese gonfiati, acquisti personali con denaro pubblico e incarichi retribuiti affidati a se stesso.

La sentenza, depositata lo scorso 20 aprile, conferma la sentenza impugnata (la 103 del 4 maggio 2020) con la quale la magistratura contabile riconduce la responsabilità del danno patrimoniale cagionato all’Uncem unicamente a Giurlani, che, tra il 2012 e il 2016, «intervenendo direttamente nell’attività finanziaria e gestionale dell’associazione, compilando i prospetti cumulativi dei rimborsi spese per viaggi e missioni non spettanti, acquistando beni privi di finalità istituzionali, pagando rate di finanziamenti personali e affidando a sé medesimo incarichi retribuiti, avrebbe agito all’unico doloso scopo di procurarsi un vantaggio in danno dell’istituzione rappresentata».


Per gli stessi fatti è in corso un parallelo procedimento penale: il tribunale di Firenze, il 7 gennaio 2021, lo ha condannato in primo gradi alla pena di 6 anni e 7 mesi di reclusione per i reati di peculato e di abuso di ufficio per il conferimento di incarichi consulenziali.

La Corte dei conti non ha concesso la sospensiva del giudizio in attesa della sentenza penale definitiva, come richiesto dai legali di Giurlani, affermando la propria giurisdizione.

Tra le motivazioni per le quali i difensori di Giurlani hanno ritenuto di presentare appello al giudizio contabile di primo grado figura la «reale qualificazione di Uncem Toscana” la cui natura, sostengono gli avvocati, sarebbe più riconducibile a quella delle associazioni di diritto privato. Al contrario, i giudici fiorentini hanno scritto nella sentenza che «pur trattandosi della delegazione regionale, l’Uncem per la Toscana ricoprirebbe comunque la natura di ente pubblico al pari dell’omologa struttura operante a livello nazionale, di cui ne assicurerebbe l’attività in forma decentrata mediante una funzione istituzionale tipica dell’ente locale a servizio dei residenti nel territorio».

I difensori di Giurlani hanno contestato, inoltre, il fatto che il giudice di primo grado si è limitato a recepire le risultanze degli accertamenti di polizia giudiziaria e non abbia invece tenuto sufficientemente in conto le “prove” favorevoli all’imputato. A tal proposito i giudici, citando la relazione della Guardia di Finanza del 15 gennaio 2018, scrivono che la stessa «avrebbe consentito di fornire una dettagliata ricostruzione delle spese compiute in danno dell’Uncem per la Toscana» e che rappresenta «una prova privilegiata» per la Suprema Corte. Quanto alle “prove” addotte dai legali di Giurlani non sarebbe emerso, secondo la sezione seconda giurisdizionale centrale d’appello, alcun elemento «in grado di scalfire la puntuale esposizione accusatoria».

I giudici hanno sottolineato in ultimo come «la sentenza impugnata sia scevra da vizi logico-giuridici nel suo impianto motivazionale» rammentando a riprova di ciò proprio la condanna penale del tribunale di Firenze.

Alla luce delle risultanze del processo penale, i giudici hanno escluso, infine, qualsiasi errore nella corretta determinazione del danno patrimoniale e quindi del risarcimento a carico di Giurlani, che rimane fissato in 724mila euro.

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