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Alival, macchinari obsoleti vecchi di trent’anni la causa degli elevati costi di produzione

Il presidio dei lavoratori davanti ai cancelli della Alival

La rabbia degli operai dell'azienda: «La Lactalis non ha investito e adesso ci vuole chiudere perché non siamo competitivi»  

PONTE BUGGIANESE. Uno dei motivi per cui i prodotti dello stabilimento Alival hanno un elevato costo di produzione è da ricercare nell’età avanzata dei macchinari industriali utilizzati, che oscilla intorno ai trent’anni. Venerdì scorso, quando i vertici della Lactalis hanno dichiarato l’intenzione di chiudere il sito di Ponte Buggianese, la principale motivazione addotta è stata proprio quella degli eccessivi costi di produzione, superiori di un 30 per cento abbondante rispetto alle altre realtà produttive del gruppo.

«Senza dubbio – afferma Silvia Danti, rsu della Cgil – il nostro parco macchine è piuttosto datato e, per questo motivo, soggetto a frequenti guasti. L’abilità dei nostri tecnici e delle ditte addette alla manutenzione – prosegue – riesce sempre a limitare al minimo i periodi di stop. Purtroppo, sono moltissimi anni che le varie proprietà non hanno investito nel rinnovamento del parco macchine, e adesso ne paghiamo le conseguenze».


Risale ai mitici anni Novanta l’impianto di dosatura, che in pratica costituisce la prima tappa del processo produttivo, in quanto conferisce la sua produzione al centro impasto. Questo macchinario è datato 1994. Si tratta del cuore del processo produttivo, in quanto realizza i formaggi a pasta molle o filata che oggi costituiscono la maggior parte della produzione Alival (mozzarelle e tronchetti di mozzarella da pizza). Una volta uscito dal centro-impasto il prodotto viene conferito alle formatrici, dette altrimenti “giostre”. Essendo state realizzate nel 1992, hanno raggiunto la soglia dei tren’anni. L’ultima tappa, porta il prodotto verso il confezionamento, che avviene grazie a una termoformatrice, che risale al 1996.

«Si tratta di macchinari ormai di vecchia concezione – sostiene Alessandro Pilati, manutentore in azienda e rsu Cgil – che non assicurano più degli standard produttivi ottimali. Se la Lactalis avesse investito nel rinnovamento della nostra strumentazione sicuramente oggi i costi di produzione sarebbero molto più bassi perché i macchinari moderni consentono di ottimizzare i tempi aumentando il livello produttivo».

La mancanza di una mentalità lungimirante, tipica peraltro di ogni capitano d’impresa che si rispetti, è in definitiva il rimprovero che un po’ tutti rivolgono all’attuale proprietà: capace solo – accusano – di sfruttare gli impianti al massimo per arrivare a una chiusura per sfinimento.

«La poca voglia di investire in azienda – ha puntualizzato Caterina Liparulo, rsu dell’Ugl – ha tagliato le ali a ogni prospettiva di sviluppo. Recentemente, c’è stato l’adeguamento del sistema informatico che, tuttavia, non è stato seguito da altre innovazioni. La proprietà deve comprendere che questo stabilimento può ancora costituire una ricchezza per l’azienda, e non un peso. L’importante è invertire la rotta, tornando a considerarlo vitale per le strategie aziendali».

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