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Il caso Terme, l'accusa: «La politica ha perso tempo. Serve da subito un tavolo nazionale»

Il capogruppo M5S Simone Magnani non risparmia bordate «Sembrava si fosse tutti d’accordo, ma poi invece...»

MONTECATINI. A pochi giorni dall’assemblea straordinaria per decidere il futuro della società Terme di Montecatini Spa, Simone Magnani racconta le ultime settimane. Un quadro concitato che non risparmia né maggioranz, néopposizione. «Nell’ultima settimana abbiamo letto decine di articoli sulle Terme – esordisce il capogruppo M5S, nonché presidente della Commissione partecipate – iIl motivo è semplice: la politica riempie i giornali quando non sa riempire di contenuti il proprio lavoro».

Tanto fumo e pochissimi fatti concreti. «Dopo mesi, i soci non hanno prodotto niente di concreto. Subito dopo il fallimento del bando di privatizzazione il M5S si è attivato, tramite la senatrice Laura Bottici, in aiuto della società – racconta Magnani –. Insieme all’amministratore unico Alessandro Michelotti, stavamo lavorando bene in ottica ministeriale per un intervento pubblico importante. Impegno quotidiano, tanto che la senatrice ha scelto di passare il capodanno a Montecatini per incontrare sindaco e Au».


Era stato deciso di far partire un tavolo con i soci, la società, i ministeri (Mise, Mibact, Turismo) , Invitalia e Cassa depositi e prestiti. «Un tavolo che avrebbe coordinato le azioni necessarie per la messa in sicurezza della società e soprattutto per il suo rilancio – assicura Magnani –. L’impegno per questa convocazione se lo era preso la Lega, tramite la senatrice Lucia Borgonzoni (che ha la delega Unesco). Improvvisamente, però, la collaborazione auspicata anche dal sindaco si è trasformata in call ristrette con il parlamentare Lega del territorio, che fa la selezione su chi può e chi non può aiutare. E del tavolo si è perso traccia, si è preferito andare sul giornale a fare esercizi di teoria elencando soluzioni su cui nessuno lavora e opponendosi a soluzioni che non erano più attuabili per natura (vedi la liquidazione)».

Simone Magnani non risparmia alcuna parte. «La Regione e il Pd toscano, non sono da meno. L’assessore competente, che vive la storia Terme come se fosse trasmessa su Dazn (con un ritardo mostruoso), si sente elevato tanto da snobbare senatori e staff ministeriali, senza però produrre niente – aggiunge Magnani –. Si continua addirittura a fare incontri con privati che hanno già mostrato inaffidabilità pur di fingere interesse». Parole dure per il presidente della Regione: «Il governatore Giani, ogni volt, sembra appena tornato dalle ferie. Dopo mesi a ripetergli che la liquidazione non è fattibile, votano il concordato senza aver realizzato nemmeno un’idea di piano da presentare. Noi continuiamo a ripetere la stessa, logica, cosa: la soluzione non è impossibile ma serve coordinare gli interventi con il tavolo interistituzionale, collaborare e smettere di fare politica con P minuscola».

Magnani parla della sua soluzione. «Serve far partire, subito, un tavolo con i soci, la società i ministeri (almeno Mise, Mibact, Turismo), Invitalia e Cdp. Il concordato in bianco non è una vittoria, è l’ennesimo rinvio. I soci devono decidersi a chiedere seriamente aiuto alle istituzioni più alte. Come M5S siamo disponibili a collaborare su un piano operativo, lo abbiamo dimostrato per mesi, ma serve lasciare spazio a chi ha le idee più chiare. Il nostro appoggio è alle Terme e alla città, non a un partito. Ed è assurdo che in una situazione come questa ci sia chi preferisce fare interessi di partito e vendette personali, piuttosto che condividere le azioni. Le Terme sono un bene comune che di questo passo perderemo per colpa della stupidità della politica. È incredibile che dopo mesi la proprietà non abbia ancora deciso nemmeno quale strada intraprendere e quale percorso provare a strutturare».

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