Contenuto riservato agli abbonati

Oggi nella chiesa di Cintolese l’ultimo saluto al “mago del laser”

Pier Francesco Parra con Bruno Vespa

Il ricordo: «Nel suo studio a due passi dalla stazione arrivavano i grandi campioni dello sport e i vip della politica» 

Sono in programma oggi alle 15 nella chiesa di Cintolese i funerali di Pier Francesco Parra, il “mago del laser” morto lunedì a 64 anni vittima di un infarto. Pubblichiamo un suo ricordo ricco di aneddoti e curiosità firmato da Sergio Braccini, giornalista del Tirreno ora in pensione e suo grande amico.

Per me Pier Francesco Parra non era il “personaggio”, il medico dei grandi sportivi e dei vip, il mago dei laser. Ma, semplicemente, “il Doc”: così avevo, anzi, ho, memorizzato il suo numero sul cellulare. Uno rispettoso del mio lavoro, e di quello dei giornalisti in generale; che potevi chiamare a qualunque ora, anche se sapevi che era dall’altra parte del mondo, durante la Coppa Davis o uno dei tornei più importanti dell’anno, ed esser certo che ti avrebbe risposto entro pochi squilli. Magari con un mezzo rimbrotto, con un tono solo apparentemente burbero («Pronto? Che vuoi? Lo sai dove sono? Dai, dimmi…») ma perché quello era il suo modo di porsi con chi aveva confidenza.


Aveva favorito la nostra conoscenza, facendo nascere poi un’immediata confidenza che sconfinò in amicizia, la passione comune per il tennis; il fatto che mio figlio praticasse quello sport a buoni livelli e la mia voglia di conoscere quei grandi campioni che periodicamente arrivavano a Montecatini, dove ho lavorato al Tirreno dal 2003 al 2013, per affidarsi alle sue cure e alla “benedizione” del miracoloso laser di sua ideazione. E lui, coi suoi modi diretti, ma sempre prodigo di attenzioni, mi ha dimostrato spesso la sua amicizia: «Vieni oggi nel mio studio che ti faccio conoscere...», quando Fognini, Seppi, Nalbandian, Björkman,«quella gran bella ragazza (anche se non sono sicuro che abbia usato il termine 'ragazza') della Ivanovic, la Pennetta, la Hantuchova, la Mauresmo», e tanti altri big dello sport del diavolo (l’elenco sarebbe lunghissimo).

Ogni volta venivo presentato come «l’amico giornalista», a suo dire “bravo”, il che mi spianava la strada per interviste altrimenti impossibili da realizzare. Sportivi, ma non solo, anche politici (alle sue cure si è affidato qualche anno fa pure il presidente Berlusconi), giornalisti, personaggi dello spettacolo. Tantissimi incontri, tramutati in pezzi per il Tirreno, ma anche in semplici e piacevoli esperienze di vita.

Potrei raccontare decine di aneddoti simpatici, dall’ingresso “problematico”, vista la stazza di entrambi, soprattutto la sua, nell’ascensore del suo vecchio studio vicino alla stazione Montecatini Centro, insieme a Giampiero Galeazzi, con "Bisteccone" che ridendo, mi dice: “Nun famo scherzi, stamo bboni, sennò qua scoppia tutto”; alla cena coi suoi amici carissimi Tomba, Bordin e Bonolis, dove io, juventino, e il conduttore televisivo di fede interista ci siamo punzecchiati per tutta la sera e all’uscita dal ristorante, sotto gli occhi divertiti del Doc e delle nostre mogli, mi sono rifiutato di prestargli l’ombrello per arrivare alla macchina, durante un autentico diluvio.

O le risate che ci siamo fatti alle sfide di calcio con ospiti famosi, al Playground, in occasione dei suoi compleanni-evento. Ricordo ancora l’imbarazzo per aver tirato una stecca, ovvero un calcione, in un ginocchio, all’allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, schierato nella formazione avversaria. Parra liquidò la cosa con una battuta direttamente in campo: «E’ un comunista, lo ha fatto apposta», cui fecero seguito una cordiale e conciliante stretta di mano tra "il comunista" e l’onorevole in calzoncini.

Che dire ancora? Senza entrare nel merito delle qualità professionali, mi piace ricordare l’aspetto umano, la schiettezza di Pier Francesco, il suo senso dell’ospitalità (mi ha aperto le porte della sua bella casa, insieme alla gentilissima e affabile moglie Chiara, facendomi sentire sempre un ospite gradito) e la sua disponibilità per ogni richiesta, sia professionale che personale, o per conto di amici. Senza mai far sentire o pesare la sua importanza, le sue conoscenze.

Anche se negli ultimi mesi le telefonate si erano rarefatte, era bello ogni tanto sentirsi anche solo per parlare dello sport che più abbiamo amato, e farmi raccontare da lui qualche piccolo “segreto” dei campioni che infiammano i cuori dei tifosi, o i progressi di giovani azzurri di talento come Berrettini, Sinner e Sonego. Mi mancheranno quelle chiacchierate in toscano stretto, la sua schietta cordialità.

Un abbraccio sincero alla moglie Chiara, e ai ragazzi, Vittoria, Elisabetta e Giovanni. Anche il Tirreno perde un amico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA