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Montecatini, il portiere d'albergo accoltellato: «Ho rischiato di morire e non rivedere i miei figli»

L’ambulanza soccorre il portiere di notte aggredito in centro

L'episodio in piazza XX Settembre: «Aggredito con una lama solo perché parlavo a voce alta con un mio amico»

MONTECATINI. «Ho rischiato di morire. Solo pochi centimetri e i miei figli avrebbero potuto essere orfani». A volte la differenza fra la vita e la morte la può fare l'istinto di sopravvivenza. Un balzo all'indietro. Una manciata di attimi. Un colpo di reni. La prontezza di riflessi. «Ieri mattina i mie tre bambini, quello di tre anni e i due gemellini di otto mesi, avrebbero potuto svegliarsi come orfani».

A raccontarlo ancora sconvolto per l'accaduto è la vittima dell'aggressione di domenica pomeriggio cominciata in un locale e proseguita nelle vie del centro. «Sono 14 anni che abito in questa città e altrettanto che ci lavoro – aggiunge il padre di famiglia –. Faccio il portiere di notte in un albergo di Montecatini. Sono sposato e ho tre figli. La mia è una vita normale, tutta casa e famiglia».

Domenica pomeriggio l'uomo va in centro in farmacia per acquistare dei pannoloni per i figli. «Quando sono uscito ho visto un amico che mi ha invitato in un bar vicino per offrirmi un caffè. Era molto tempo che non lo vedevo, eravamo entrambi felici di esserci incontrati così abbiamo cominciato a parlare delle nostre famiglie e del lavoro. Tutto questo in romeno, perché tra di noi ci veniva naturale».

Vicino al bancone del bar c'era un signore di una certa età impegnato a giocare alle slot. «Mi ha urlato di parlare più piano, perché il nostro tono di voce lo disturbava e gli rompeva le p.... Così io gli ho risposto che non si doveva permettere di dirci come e dove potevamo parlare ».

È stata questione di un attimo. «Lui da un borsello ha estratto un coltellaccio da cucina – racconta – di quelli lunghi e affilati che si usano per tagliare il prosciutto e si è buttato su di me colpendomi alla spalla vicino alla vena del collo. Per fortuna mi sono spostato e lui la prima volta mi ha preso soltanto di striscio e non è riuscito ad affondare la lama. Io ho gridato “ragazzi questo mi sta accoltellando” e poi ci siamo ritrovati nella strada».

La scena da far west è proseguita. «Io inseguivo lui e lui inseguiva me, poi ha buttato il coltello sotto un’auto, io l'ho ripreso. Nel frattempo è arrivata la volante della polizia. Eravamo all'inizio di piazza XX Settembre. L'ambulanza mi ha raggiunto. I sanitari mi hanno fatto la prima medicazione. Mi volevano per forza portare all'ospedale. Ma non ho accettato. Non potevo certamente lasciare mia moglie sola con tre bambini piccoli. Così mi sono rifiutato di andare con loro che si sono raccomandati di richiamare i soccorsi se nella notte mi fossi sentito male».

L' aggressore è un anziano di 73 anni. «Dopo essere stato fermato dai poliziotti - continua la vittima - ha cominciato a dirmi “perdonami, perdonami”. Ma come faccio a perdonare una persona che mi stava ammazzando. Ho veramente avuto paura di morire. Solo per miracolo mi sono salvato. A casa ho abbracciato i miei bambini e mia moglie. Solo il pensiero che avrei potuto non rivederli più mi ha sconvolto».

Adesso le indagini sono in mano alle forze dell'ordine che stanno visionando le telecamere installate lungo la strada. In quel punto sono ben tre gli occhi elettronici di cui uno a 180 gradi e due a 360 gradi, uno all'angolo della Montecatini Parcheggi e viale Don Minzoni e l'altra all'inizio di piazza XX Settembre.

«Grazie alle nuove telecamere - dice l'assessore alla sicurezza Emiliano Corrieri - sarà assicurato alla giustizia chi ha compiuto un atto di questo genere».

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