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Morirono in due nello schianto in auto, il conducente patteggia cinque anni

A sinistra l’Alfa 147 al cui volante si trovava Misir Zena, a sinistra la Dacia in cui si trovava Maria Cristina Serafini

Pescia. Al volante sotto gli effetti dell’alcol, il 35enne operaio è agli arresti domiciliari dal novembre scorso

PESCIA. «Una condotta che non è azzardato definire criminale, non potendosi derubricare questo tragico fatto in quello che troppo spesso si è portati a minimizzare come “incidente”, come qualcosa che “può capitare”: guidare ad alta velocità, in orario notturno, in stato di ebbrezza alcolica, su una strada già di per sé molto pericolosa, invadendo la corsia di marcia opposta... è una condotta di guida non altrimenti definibile. Un qualcosa che non può, non deve “capitare”».

Con queste pesanti parole il giudice delle indagini preliminari, l’11 novembre dello scorso anno, aveva disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Misir Zena, il 35enne operaio vivaista albanese che, tre giorni prima, aveva causato la morte di due persone in un incidente avvenuto in via Romana, nel comune di Pescia, in località Zaira. Ieri mattina, in tribunale a Pistoia, l’uomo, che da allora si trova detenuto in casa con l’accusa di omicidio stradale pluriaggravato e di lesioni gravissime, ha patteggiato cinque anni di reclusione. Anche in virtù dei risarcimenti già definiti o in corso di definizione ai familiari delle vittime, il giudice dell’udienza preliminare ha sancito l’accordo raggiunto fra l’avvocato difensore Giuseppe Castelli e la procura sulla pena da comminare, che partiva da una base di sei anni di reclusione su cui poi calcolare lo sconto previsto dal rito alternativo e le aggravanti contestate. Tra cui quelle della guida in stato di ebrezza e dell’aver invaso con il mezzo l’opposta corsia di marcia.

Nello scontro frontale avvenuto la sera dell’8 novembre 2020 fra Chiesina e Pescia persero la vita un’insegnante di 56 anni di Pescia, Maria Cristina Serafini, e un operaio albanese di 33 anni, Nertil Ferhati, anch’egli residente a Pescia. Finì invece all’ospedale in gravissime condizioni (ad oggi non si è ancora ristabilito) un amico e connazionale 28enne dell’imputato che si trovava sul sedile posteriore dell’Alfa 147 da lui condotta. Nessuna grave lesione per il 36enne che si trovava alla guida dell’altra auto, una Dacia su cui viaggiava l’insegnante pesciatina, Dario Toti, di Treggiaia (Pontedera), dipendente della Piaggio. Quella sera, secondo quanto accertato dai carabinieri e poi dalla procura, al volante nonostante avesse bevuto, Misir Zena aveva invaso la corsia di marcia opposta, probabilmente a causa della velocità eccessiva con cui si era trovato ad affrontare una curva. Il tasso alcolemico che gli era stato riscontrato nel sangue superava di molto i limiti previsti dalla legge: 1,25 grammi per litro a fronte di un limite legale di 0,5.

Il tragico incidente stradale era avvenuto tra la località Zaira e il distributore di carburanti che s’incontra andando verso Alberghi. La 147 rossa con alla guida Zena proveniva da Pescia, mentre la Dacia bianca con a bordo Toti e Maria Cristina Serafini arrivava dalla direzione opposta. Le due auto si erano incrociate proprio in corrispondenza di un lungo curvone, in un tratto del tutto privo di illuminazione. In base ai rilievi eseguiti dai carabinieri della Stazione di Pescia, nell’affrontare la curva a destra l’operaio albanese aveva invaso la corsia opposta, per poi tentare di evitare l’impatto con la Dacia frenando bruscamente. Ma senza riuscirci.

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