Tanti dubbi e poche certezze dietro l’interesse per le Terme di Montecatini

Sono in tanti a chiere un piano B, nel caso in cui l'entusiasmo per l'acquisto, manifestato da una società di Londra si rivelasse, un fuoco fatuo

Montecatini. La città si è svegliata ieri con tanti dubbi e una certezza: almeno un soggetto che potrebbe (usando tutte le cautele del caso) essere interessato ad acquistare il pacchetto azionario di maggioranza delle Terme c’è. La società – ormai è noto – si chiama International Tax Advisors Limited (InTax), ha sede nel “One Canada Square”, il secondo grattacielo più alto di Londra, ed è guidata da un italiano, anzi, da un pistoiese, il commercialista Stefano Fabbri (risulta ancora iscritto all’Ordine provinciale di Pistoia, con studio in corso Roma a Montecatini).

Non ammesse alla fase successiva del bando, invece, altre due proposte (il gruppo ceco Perseus e una società con sede a Bratislava, in Slovacchia) a causa, come ha spiegato l’amministratore unico delle Terme Alessandro Michelotti, di una «documentazione non conforme».


La InTax è l’unica che adesso potrà proseguire nel percorso. La procedura entra ora infatti in una seconda fase, che culminerà con la presentazione di una formale offerta d’acquisto irrevocabile, da consegnare entro l’11 novembre da parte dei potenziali acquirenti. Verrà inoltre aperta una data room con codici di accesso per poter eseguire una due diligence sulla società terme. Ma le certezze, al momento, sono puramente tecniche e si fermano qui, mentre la città si è già divisa tra ottimisti e scettici.

Alla prima schiera appartiene il sindaco Luca Baroncini, che ieri, all’indomani dell’apertura delle buste con le manifestazioni d’interesse, aveva detto: «Sono soddisfatto dell’esito della prima fase della procedura che dimostra che il percorso intrapreso poteva effettivamente avere un buon esito. Adesso manteniamo l’ottimismo, ma anche una certa cautela in vista della seconda fase, che porterà alla formalizzazione di un’offerta. E’ un’opportunità storica per riuscire a risanare le Terme e portare positive ricadute su tutta l’economia».

Tanti però i messaggi sui social che chiedono un piano B, qualora questo entusiasmo si rivelasse un fuoco fatuo, come già altre volte nel passato. «Il bando – commenta il capogruppo del M5S Simone Magnani - non può essere ritenuto un successo. Si è aperta la società simbolo del termalismo toscano alla privatizzazione (il sindaco disse che «ci siamo aperti al mondo») ed è arrivata solo una timida richiesta d’informazioni».

Ma questo sarebbe in realtà solo un problema secondario, per Magnani, che dice: «Come presidente della commissione partecipate nutro e ho da mesi espresso grosse preoccupazioni sulla tenuta della continuità aziendale. I calcoli sono impietosi, il rischio è di non arrivare alla fine dell’anno e quindi di non riuscire a mantenere in vita la società nemmeno in caso di una, improbabile, offerta. Senza interventi immediati dei soci la società non ha la forza nemmeno di guidare una liquidazione ordinata. Se politicamente, anche in questi giorni, sto cercando di attivare il Ministero dello sviluppo economico, come presidente di commissione ho convocato per mercoledì una seduta nella quale discuteremo della necessità di forti e immediati interventi a sostegno delle Terme. Il tempo ormai sembra scaduto e non possiamo più attendere i cosiddetti salvatori della patria».

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